Vongole malate, inchiesta della procura

2 Giugno 2015

Indagini sul mare della costa dei trabocchi. Il Cogevo: 21 imprese in fallimento, da 3 anni 60 lavoratori in ginocchio

ORTONA. La Procura di Chieti ha aperto un'inchiesta per inquinamento e danneggiamento delle acque pubbliche a seguito dell'esposto contro ignoti del Cogevo frentano depositato nei giorni scorsi dall'avvocato marittimista ed esperto di tematiche portuali Ilario Cocciola. I magistrati, che sarebbero già al lavoro, dovranno accertare lo stato di inquinamento generale delle acque della Costa dei trabocchi che, nella zona di Ortona, nel tratto di mare tra il lido Riccio e la foce del fiume Arielli, ha provocato una grave moria delle vongole e la presenza nei molluschi di tracce di salmonella. Proprio a seguito dell'allarme lanciato dai vongolari e delle analisi effettuate dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti e dall'istituto zooprofilattico di Teramo il comune di Ortona si era visto costretto, a fine aprile, ad emanare un'ordinanza di divieto temporaneo di raccolta dei molluschi. Ma a preoccupare i pescatori del Cogevo che raccoglie 21 imbarcazioni con attività lavorativa diretta di 60 persone, non è solo la salmonella accertata ad Ortona, ma tutte le ordinanze emesse nei giorni scorsi nei comuni di Torino di Sangro, Atessa, San Vito, Rocca San Giovanni sempre per presenza di salmonella nei fiumi (Osento, Feltrino, torrente Arno, torrente Fontanelli) che sfociano tutti nel mare della Costa dei Trabocchi.

«Qual è lo stato di salute del nostro mare?», si domandano i vongolari del Cogevo che rappresentano il 100% dei raccoglitori di molluschi bivalvi da Francavilla a San Salvo, «da che cosa dipende questo gravissimo inquinamento?».

Finora la Asl si è concentrata sui fiumi, ma che ne è delle acque del mare? I pescatori del Cogevo, tramite un appello fatto direttamente all'assessore alle Politiche agricole Dino Pepe nel corso di una commissione consultiva sulla pesca, si sono messi a disposizione della Regione con le loro imbarcazioni per effettuare dei campionamenti capillari di tutta la costa e della qualità delle vongole, dietro un parziale rimborso spese. «Questa inchiesta», afferma l'avvocato Cocciola, «potrebbe essere una delle prime a veder applicata la nuova normativa sui reati ambientali. Teniamo conto che il fenomeno di inquinamento, date le numerose ordinanze dei comuni, è molto esteso, e che sono coinvolti una rilevante entità di popolazione, il pregiudizio economico di tutti gli operatori della costa, il danno d'immagine e il vero e proprio dramma che 60 vongolari da anni vivono sulla loro pelle». «Ci sono 21 imprese in fallimento», commenta amaro il presidente del Cogevo, Maurizio Angotti, «e una calamità che dura ormai da tre anni. Tra il 2012 e il 2013 siamo stati oggetto di ben 5 ordinanze di divieto di pesca. Quest'anno dal 1° gennaio abbiamo contato solo dieci battute di pesca, come si può andare avanti così?». «Bisognerebbe destinare i fondi del Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca)», incalza Franco Ricci, presidente del Gac, gruppo di azione costiera «alla ricerca scientifica, fondamentale per individuare le cause della moria delle vongole e dell'inquinamento del mare». La vongola, suggerisce la letteratura scientifica, è un bioindicatore: se sta male vuol dire che sta male anche il mare dove vive.

Daria De Laurentiis