Voragine causata dalla fogna rotta Il suolo di Vasto resta vulnerabile

Riaprirà presto alle auto via Madonna dell’Asilo: la Sasi ha sostituito una conduttura di trenta metri La società del sistema idrico: «Lavori fatti con la massima celerità per limitare i disagi ai cittadini»
VASTO. Riaprirà presto al traffico via Madonna dell'Asilo, chiusa da lunedì a causa di una voragine che si è aperta all'altezza del bar dello Sport. La Sasi e la macchina comunale si sono messe subito al lavoro per individuare le cause del nuovo cedimento e limitare i disagi. «La strada si è aperta a causa del cedimento di una vecchia canaletta della fogna», spiega Pio D’Ippolito, direttore area tecnica della Sasi. «Abbiamo sostituito il vecchio tubo con uno nuovo, con un diametro di 30 centimetri per una lunghezza di trenta metri. I lavori sono stati fatti con la massima celerità per limitare i disagi ai cittadini». A seguire le operazioni, l'assessore Alessandro D'Elisa e il comandante della polizia municipale, Giuseppe Del Moro.
Sanata una strada, resta il problema della fragilità della città. Quello che è accaduto all'alba di lunedì in via Madonna dell'Asilo conferma l'estrema delicatezza morfologica della città minata da anni da copiosi rigoli di acqua di cui il sottosuolo istoniense è ricco. Via Madonna dell'Asilo si è aperta all'improvviso intrappolando anche un mezzo della Pulchra. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma quella grossa buca è solo l'ennesima in una città martoriata dal dissesto idrogeologico. La presenza di acqua nel sottosuolo provoca periodicamente cedimenti. È accaduto un anno via sulla Circonvallazione istoniense e qualche anno prima nella centralissima via Crisci. Stessa cosa era accaduta una decina di anni fa in via Cavour a pochi metri dal municipio ma anche in via Giulia, corso Europa e a Vasto marina sulla passeggiata nord. Di tanto in tanto i residenti della Loggia Ambling lanciano degli Sos notando cedimenti e rivoli d'acqua.
Che Vasto sia una città a rischio è noto ai geologi che più volte hanno sollecitato interventi adeguati. Da anni gli esperti invocano cure urgenti . Va dato atto alla Sasi che da tre anni sta portando avanti un progetto che prevede l'individuazione ed eliminazione delle perdite idriche dovute alla vetustà delle condotte. Un progetto avviato per far fronte all'emergenza idrica ma che aiuta anche a mitigare il dissesto. Ma non basta. Servirebbe un progetto mirato alla captazione delle sorgenti, considerando che è acclarato che l’acqua che scorre nel sottosuolo è abbondante e si disperde, alimentando il dissesto idrogeologico.
Qualche anno fa Davide Aquilano rivelò che nella costruzione dell’Acquedotto dell’antica Histonium, gli antichi romani avevano valutato con attenzione il passaggio delle condutture nel costone orientale di Vasto. Lo avevano fatto proprio per drenare e raccogliere l’acqua, alleggerire il peso del terreno, che già allora era franoso.
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