Wwf: ecco la frutta contaminata dal rogo

A due mesi dall’incendio della discarica di Colle Sant’Antonio le associazioni ambientaliste mostrano i prodotti pericolosi
CHIETI. La messa in sicurezza immediata e la bonifica della discarica abusiva di Colle Sant’Antonio. Dove, a distanza di due mesi esatti dall’incendio divampato nel sito, si trovano ancora rifiuti pericolosi a terra. Il Wwf annuncia la richiesta di un incontro al prefetto e torna a denunciare lo stato di abbandono in cui versa la discarica di Colle Sant’Antonio, data alle fiamme nella notte tra il 26 e il 27 giugno. L’allarme rosso è stato lanciato ieri mattina con un presidio informativo allestito sotto i portici di corso Marrucino a cui hanno partecipato le associazioni ambientaliste Acqua e beni comuni Chieti, Ambiente Valpescara, Amici del Colle, Camminando Insieme, Centro assemblea cittadina Cepagatti, Chieti nuova 3 febbraio, Fai, Italia Nostra, Legambiente, presidio Libera Chieti “Melissa Bassi” e il comitato Villablocc. «Informeremo la cittadinanza con questo banchetto fino al 3 settembre», annuncia Nicoletta Di Francesco, presidente Wwf Chieti, «per poi lanciare altre iniziative. Sull’incendio di Colle Sant’Antonio è calato il silenzio ma i problemi, gravi, sono rimasti».
Non si hanno notizie, infatti, della messa in sicurezza e della bonifica del sito.
«Ad oggi le promesse delle istituzioni», lamenta Di Francesco, «sono rimaste tali. Intanto la gente ha paura e non sa che aria respira e quali sono i danni creati ai terreni».
Questo perché molti rifiuti sono ancora nel sito, alla portata di tutti. Emblematiche le foto scattate tre giorni fa dal Wwf. «Fuori dal perimetro recintato ci sono bidoni di vernice abbandonati mentre all’interno del sito divorato dalle fiamme sono visibili notevoli quantità di plastiche e di altri materiali pericolosi non incendiati. Ci sono inoltre», spiega Di Francesco, «ceneri e residui di combustione che rappresentano un potenziale rischio di possibile ulteriore contaminazione dell’aria, dei terreni e delle acque. Il vento potrà sollevare e spostare le polveri contaminate e la pioggia portare queste sostanze, di cui non si conosce la natura, nel sottosuolo e a valle. La situazione è tuttora gravissima».
Un grido d’allarme fatto proprio da Marcello Marino, referente del comitato Amici del Colle composto dai residenti di contrada Colle Marcone. Per rendere l’idea di cosa stia accadendo nell’area che si sviluppa a ridosso dell’incendio della discarica di Colle Sant’Antonio sono stati messi in bella mostra alcuni prodotti agricoli. In un cesto c’erano uva, melanzane, pomodori e zucchine dall’aspetto non proprio succulento. «Questo è quanto prodotto nel mio orto», dice Marino, «che si trova a meno di un chilometro dalla discarica. Abbiamo fatto analizzare gli alimenti da un istituto privato di Pordenone che ha rinvenuto negli stessi tracce di diossina e di metalli pesanti. Diteci voi se possiamo stare tranquilli».
Cinzia Di Vincenzo, referente del Fai di Chieti, aggiunge. «L’unità delle associazioni è importante per ribadire alle istituzioni che serve prevenzione e non è possibile», dice, «muoversi con dilettantismo in casi del genere».
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