Yokohama, sì al confronto La vertenza al ministero

La proprietà dà l’ok al tavolo istituzionale ma non apre a un cambio di decisione L’assessore Febbo: l’azienda faccia delle proposte. Le storie dei dipendenti delusi
ORTONA . La Yokohama dà la disponibilità ad un confronto al ministero dello Sviluppo economico ma fa sapere che non cambiano le sue intenzioni sulle decisioni già assunte. Ieri mattina l’assessore regionale allo sviluppo economico, Mauro Febbo, ha contattato l’avvocato Matteo Pollaroli, legale dell’azienda, che ha confermato la volontà della proprietà di partecipare ad un tavolo istituzionale al Mise. «Dalla telefonata», svela però Febbo, «è emerso che l'azienda, ad oggi, non ha preso in considerazione ipotesi alternative alla dismissione dello stabilimento produttivo di Ortona. Dal canto mio», prosegue l’assessore, «ho ribadito la necessità che il management si presenti al tavolo istituzionale presso il Mise con una o più proposte alternative poiché oggi Regione e Governo sono in grado di affrontare positivamente tali problematiche, avendo a disposizione adeguate soluzioni anche di natura economica. Restiamo quindi in attesa della convocazione da parte del Mise affinché si discutano le opportunità concrete da mettere in campo per tutelare i livelli occupazionali e produttivi di uno stabilimento dall'alto valore strategico in quanto unico in Europa».
Intanto i lavoratori continuano la loro protesta. «Lavoro qui dentro da 33 anni. Ci sono praticamente nato». A parlare è Domenico Di Deo, uno dei “veterani” della Yokohama. È di Ortona, vive a poca distanza dal sito industriale di contrada Tamarete e ha vissuto le varie fasi di questo stabilimento. È la memoria storica dell’azienda, da quando è sorta con la Interplast, una delle primissime industrie insediatesi a Ortona. Di Deo ora si trova al presidio insieme ai suoi colleghi, tra cui diversi giovani che hanno avuto anche i genitori-operai di questa stessa azienda. Tutti loro sono più che colleghi, «una famiglia» confermano le decine di lavoratori presenti da oltre dieci giorni davanti ai cancelli della fabbrica che produce tubi off-shore per condotte petrolifere. È dal piazzale della Yokohama arrivano le storie dei dipendenti, la maggior parte di Ortona, impegnati da anni nell’azienda. «In questo stabilimento ci hanno lavorato generazioni di persone, oggi ci sono operai i cui genitori erano dipendenti dell’azienda», racconta Di Deo. «Cosa penso di questa situazione? Dispiace, perché pensavo che le varie generazioni potessero concludere il proprio percorso lavorativo qui dentro. È una speranza che continuo a nutrire, voglio essere ottimista, considerando anche che c’è gente che ha famiglia».
Undici società si sono alternate in questa azienda negli anni, con tre tipi di produzione diversa. Nel tempo però è sempre riuscita ad andare avanti: ora però la situazione preoccupa, ma i lavoratori non si arrendono e vogliono continuare a sperare in un prosieguo delle attività, che sia con questo tipo di produzione o che ci sia una riconversione. «L’importante è che ci facciano lavorare», dicono gli operai al presidio davanti ai cancelli, «noi chiediamo di avere un futuro in questo stabilimento nel quale siamo cresciuti. Lavoriamo qui in media da vent’anni».
Tra i lavoratori c’è anche Luca Baldassarre, uno di quelli che aveva il papà impiegato nell’azienda: «Purtroppo non vedo prospettive rosee, credo che verranno tempi duri. Mi auguro che tutti si sistemi, io ho due figli, qui tutti abbiamo bisogno di lavorare». Gli 84 dipendenti non chiedono altro.
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