Yokohama, vertice col ministero

21 Settembre 2020

Ortona. I lavoratori sperano di conoscere il loro futuro: adesso è l’ora della verità

ORTONA . «Credo che ormai siamo alle battute finali. O dentro o fuori». A dirlo al Centro è stato ieri uno dei lavoratori della Yokohama, alla vigilia di un nuovo vertice ministeriale previsto nella giornata odierna. Alle 18 le parti torneranno a parlarsi in videoconferenza e al termine del tavolo con ogni probabilità molti aspetti della vertenza saranno molto più chiari. Gli 84 lavoratori che da poco meno di due mesi sono raccolti in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, attendono di conoscere il proprio futuro. «Ad oggi lo spiraglio che si apre con l’acquisizione dello stabilimento da una nuova azienda è forte ma non concreta». Quel che preoccupa, infatti, sono anche le eventuali modalità su cui si baserà il cambio di proprietà: «Mi auspico che ci sia un accordo totale fra chiusura, entrata della nuova società e reintegro degli operai», continua il lavoratore.
Al sottosegretario Alessandra Todde è stato riconosciuto finora un ottimo lavoro anche nei momenti più delicati della trattativa con la multinazionale giapponese e l’auspicio è che tutto questo possa confermarsi: «Mi aspetto un ottimo lavoro dal governo viste le premesse, ma anche dalla politica in generale e i sindacati. Mi auguro una definitiva apertura da parte della proprietà in modo da scongiurare i licenziamenti e avviare il traghettamento tramite gli ammortizzatori sociali verso una nuova proprietà con il ripristino delle attività aziendali».
Intanto una delegazione di maestranze della Yokohama nei giorni scorsi ha partecipato alla manifestazione regionale per il lavoro che si è svolta a Teramo, mentre resta attivo il presidio davanti all’azienda di contrada Tamarete. «Domani (oggi per chi legge ndr) ci saranno delle risposte a tante domande», aggiunge un altro operaio. Per quanto riguarda l’interessamento di altri gruppi «non sappiamo molto in merito», tuttavia «l’ideale sarebbe la cessione del sito senza avviare i licenziamenti, ma sappiamo che questo non è scontato». E proprio la procedura di licenziamento spaventa i lavoratori: «Se dovesse partire», avverte l’operaio così come avevano fatto i sindacati, «non escludiamo azioni più forti rispetto a quanto fatto». (a.s.)