È agli arresti, ma perseguita la ex Il giudice: «Non esca più di casa»

Un 53enne ai domiciliari usa i permessi concessi per lavorare e si apposta sotto l’abitazione della donna Scatta un provvedimento più pesante del tribunale: negate le autorizzazioni, non potrà più allontanarsi
ORTONA . Continua a perseguitare la ex compagna approfittando dell’autorizzazione a muoversi durante determinate fasce orarie utili allo svolgimento dell’attività lavorativa. Così il tribunale di Chieti, nella persona del giudice Andrea Di Berardino, ha revocato il permesso all’allontanamento quotidiano dal domicilio. È l’ennesimo provvedimento nei confronti di M.B., 53enne di Ortona, già sottoposto alla misura dei domiciliari per atti persecutori, oltre che danneggiamento e violenza privata.
Una vicenda che vede vittima una donna ortonese e che si trascina da tempo. Il suo stalker è ai domiciliari, misura di aggravamento di un precedente obbligo di dimora che aveva già sostituito il divieto di avvicinamento. Lo scorso luglio il giudice Giulia Colangeli aveva deciso per i domiciliari dopo che l’uomo più volte aveva violato il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’ex compagna. In un’occasione, ad esempio, il neo compagno della vittima si è recato nell’abitazione della donna stessa per andare insieme ad un battesimo.
A quel punto, ha visto sopraggiungere il 53enne in sella a uno scooter che si è accostato alla vettura guidata dal fidanzato di lei: questi ha messo in funzione una videocamera per riprenderlo dal cellulare. Appena accortosi di ciò, M.B. ha iniziato ad insultarlo cercando anche di sottrargli il telefonino «minacciandolo con frasi quali “ti crepo, ti stacco la testa”».
Ma nemmeno i successivi arresti domiciliari hanno messo fine alla vicenda. La donna, infatti, ha denunciato di essere ancora seguita e, in una di queste occasioni, l’ex sarebbe stato notato anche da un amico della vittima vicino la casa dei suoi genitori.
Alla luce di tutto questo il pm ha chiesto la custodia in carcere sul presupposto dell’avvenuta evasione. Tuttavia questo allontanamento non integra il reato di evasione «poiché è avvenuto nell’ampia fascia oraria oggetto di autorizzazione finalizzata al compimento di attività lavorativa», si legge nelle quattro pagine del provvedimento con cui il giudice Di Berardino ha revocato l’autorizzazione permanente all’allontanamento quotidiano dal domicilio, vietando quindi all’uomo di muoversi per qualsiasi ragione.
La misura nei suoi riguardi diventa più pesante. D’altronde «l’imputato», si legge, «ha evidentemente abusato del provvedimento», che gli permetteva di uscire in determinati orari.
«Si tratta di una trasgressione punibile con la revoca dell’autorizzazione per via della confermata incapacità dell’imputato di rispettare obblighi e divieti e per la sua tendenza a strumentalizzare e a manipolare le aperture verso un percorso di maggiore libertà, con l’ovvio avvertimento che un ulteriore analogo comportamento, compiuto in presenza di un rinnovato divieto assoluto all’allontanamento, comporterà l’applicazione della custodia in carcere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

