È morto Marini il medico lancianese mecenate dell’arte

23 Marzo 2016

Ospitava attori, musici e letterati nella casa-teatro al Malvò Ieri l’addio in cattedrale: «La medicina era una missione»

LANCIANO. «La medicina come una missione». La vita di Vincenzo Marini, medico appassionato di arte e cultura, vero e proprio mecenate per la sua amata Lanciano, potrebbe riassumersi con questa frase. Marini si è spento lunedì sera, all’età di 65 anni, nella sua casa di Frisa, lasciando un vuoto incolmabile nelle centinaia di persone che lo hanno conosciuto. Pazienti, per cui era sempre disponibile «come un papà e un fratello», ha scritto qualcuno su Facebook. Ma anche artisti, musicisti, cabarettisti, letterati, scrittori e specialisti in diversi settori della medicina. Vincenzo Marini li conosceva e amava tutti i suoi pazienti e i suoi amici di serate nel teatrino del Malvò, una casa di sua proprietà che aveva trasformato in un piccolo, ma prezioso scrigno di cultura nel cuore antico di Lanciano. Una passione, quella per l’arte, che gli era stata trasmessa dalla moglie Carolina Masci, titolare della galleria d’arte “Lo Scalino”. Ma il dottor Marini era avido di tutto, oltre che di vita. Nel suo piccolo laboratorio teatrale ha ospitato, fino a sabato scorso con uno spettacolo di cabaret, professionisti della scienza medica e attori, cabarettisti e letterati, per centinaia di serate gratuite offerte ad un pubblico appassionato che lui stesso si preoccupava di invitare attraverso decine, centinaia di messaggi telefonici.

E in tante occasioni aveva offerto la cena ai suoi ospiti, sempre allegro, disponibile, aperto a tutto ciò che gli parlasse di cultura e di sapere. Come medico è stato amatissimo dai suoi pazienti perché per loro era sempre disponibile, sempre attento, partecipe, severo quanto basta, ma vicino alla sensibilità e alle paure di ognuno. Ha avuto tre studi storici, in via Spaventa, a corso Roma e in via Corsea, per poi trasferirsi in via Del Mare dove ha contribuito alla nascita del Nucleo di cure primarie che serve un bacino di 15mila utenti. Era andato in pensione nel 2010 a causa della sua salute precaria, ma non ha mai smesso di incuriosirsi e di vivere, nel significato più alto, profondo e intenso del termine, le sue passioni e la sua amata città. Ieri in tanti lo hanno salutato, per l’ultima volta, nella cattedrale della Madonna del Ponte.

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