È nata l’associazione che difende i diritti degli ultimi

19 Ottobre 2014

Si chiama «Radix», ha già raccolto trecento iscrizioni Prima battaglia contro la quota-spesa per cure ai disabili

CHIETI. Difendere i diritti degli ultimi ed educare i giovani alla cultura della solidarietà non solo con il volontariato ma affrontando le leggi di tutela come materia di studio. E' l'obiettivo dell’associazione «Radix unica per i diritti degli ultimi» che attualmente raccoglie 300 iscritti e che dispone di consulenze mediche e legali nella sede di via Costantini 11. «I nostri obiettivi» spiega il presidente di Radix Giuseppe Spadavecchia, medico ed agguerrito difensore di chi non ha voce «è ben specificato nell'atto costitutivo dell'associazione dove uno dei punti da attuare è proprio la preparazione civica delle coscienze per sensibilizzarle ai problemi verso le persone in difficoltà». «Prima battaglia che ufficializza la nascita dell’associazione», spiegano presidente, il consulente legale Francesco Paolo Febbo e Anna Maria Di Persio, componente del direttivo «riguarda la quota di compartecipazione da parte dei disabili psico-fisici in regime residenziale e semiresidenziale». Ogni disabile dovrà dunque partecipare al costo della sua permanenza nella struttura accreditata che lo accoglie, con una somma pari a 25 euro al giorno, 750-780 euro al mese. «Si tratta di una norma nazionale che la precedente giunta Chiodi si è guardata bene dall'applicare. Così ha solo temporeggiato e non risolto il problema». Ora a battere cassa è il governo D'Alfonso. «Mettiamo in chiaro» puntualizza il medico «non vogliamo mettere in discussione la legittimità della compartecipazione, anche se ci appare molto onerosa. Non sempre i disabili sono figli di papà... Ma pretendere dall'attuale governo regionale dei chiarimenti, sollecitando a trovare anche altre strategie che possano alleggerire il disagio dei disabili». Poi il presidente snocciola le domande rivolte alla politica. «Si è certi che gli istituti che ospitano i disabili istituzionalizzati siano a norma? Si è certi che gi istituti abbiano il personale previsto dalle convenzioni?». L'associazione e non a caso chiede anche se si è sicuri «che tutti i disabili abbiano le stesse possibilità ambientali e siano inseriti come contemplato dai presupposti di corretta cura in ambito urbano e facilmente raggiungibili». Il riferimento è ai pazienti dell’ex Maristella «deportati senza il consenso di tutori e parenti» puntualizza Spadavecchia «dalla clinica di Villa Pini in due strutture, una a Gissi e l'altra a Palena». Persone «isolate dal mondo che neppure i parenti riescono a raggiungere anche per carenza di trasporto pubblico». A queste persone che non hanno voce è dedicata la prima crociata di «Radix unica per i diritti degli ultimi».

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