È polemica sui costi dei consiglieri
Il presidente del consiglio Aceto e D’Ingiullo (FI) contro il sindaco
CHIETI. I costi lievitati a quasi 250mila euro per le sedute consiliari e di commissioni accendono l’ennesima polemica tutta interna al centrodestra teatino. Da un lato c’è il sindaco Umberto Di Primio che, stanco delle alzate di testa dei suoi consiglieri, punta il dito sul presidente del consiglio comunale Liberato Aceto, ormai nella lista dei “ribelli” insieme ai forzisti di Mauro Febbo (da cui però sembra smarcarsi Elisabetta Fusilli) e ai due consiglieri che fanno capo al leader Udc Andrea Buracchio. Aceto, però, non ci sta a passare per quello che ha sperperato i soldi delle casse comunali e così, dopo aver riunito ieri tutti i presidenti di commissione chiedendo loro di riferire sul numero delle riunioni della propria commissione, ha chiesto a sua volta al segretario generale di poter conoscere l’entità «dei fondi messi in bilancio per la presidenza del consiglio e per i gruppi consiliari, delle spese sostenute per indennità e rappresentanza di tutta la giunta e dei costi sostenuti per gli emolumenti dei componenti dei consigli di amministrazione di Teateservizi e Chieti Solidale, che sono di nomina politica, da inizio mandato ad oggi». E dunque, se guerra deve essere, lo sarà a colpi di cifre che non riguardano solo i consiglieri comunali ma tutti gli organi politici del Comune.
A dare man forte al presidente del consiglio comunale arriva il capogruppo di Forza Italia, Marco D’Ingiullo: «Nella riunione riguardante la spesa dei consiglieri comunali, in qualità di presidente della commissione bilancio, documenti alla mano ho fatto rilevare che noi consiglieri, lavorando in maniera corretta e percependo un compenso medio pari al 20% di un assessore e al 10% del sindaco, di certo non rappresentiamo il risvolto negativo di questo capitolo di spesa, considerando anche che abbiamo rinunciato ai fondi che per legge spettano ai gruppi consiliari». (a.i.)
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