È scontro sulla villa confiscata ai rom

L’immobile requisito dopo un’indagine per droga e ceduto al Comune. I legali degli eredi: la procedura non è legittima
VASTO. Nove anni fa la confisca della villa nel corso di un’inchiesta per spaccio contro una coppia rom. Da allora, i 4 nipoti della coppia, che avevano ricevuto in eredità la villa di vai dei Bontempi, cercano di riavere l’immobile. La sentenza definitiva della Cassazione è attesa a breve. Il maggio il Comune aveva annunciato che la struttura sarebbe diventata sede di una comunità per minorenni. Già contrariati per la decisione presa dall’ente prima della sentenza, gli eredi – divenuti nel frattempo maggiorenni – sono passati davanti all’immobile per accertarsi che non venisse danneggiato. Quello che hanno visto li ha lasciati sconcertati. «Nella villa», dice l'avvocato Fiorenzo Cieri, «non ci sono minori ma famiglie che utilizzano anche l'arredo e i vestiti». I legali dei quattro ragazzi hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Vasto. «Non solo la questione inerente la confisca dell'immobile è ancora sub judice», prosegue l'avvocato Cieri. «I proprietari hanno scoperto che l'immobile è abitato da altre persone che utilizzano tutto quanto c'è al suo interno, compresi indumenti, biancheria, elettrodomestici, suppellettili, mobilio, mai restituiti agli aventi diritto e non oggetto di confisca». Un pool di avvocati riapre la battaglia: con Fiorenzo Cieri, Antonello Cerella, Antonello Madeo e Danilo Leva invocano provvedimenti della magistratura. «A parte la legittimità o meno del provvedimento di confisca dell’immobile ancora all'attenzione della Suprema Corte», sottolinea Cieri, «va evidenziato che tutti i beni posti all’interno dell'abitazione vengono utilizzati illegittimamente da estranei, non essendo stati mai restituiti ai proprietari. In particolare, al piano interrato del fabbricato si trova una cucina di tipo industriale, diversi divani, scaffalature e un proiettore cinematografico, oltre a tavoli e sedie; al piano primo, ci sono una cucina componibile, un televisione a schermo piatto, un termocamino, divano, una cucina completa, la sala da pranzo con divani. Senza dimenticare le cinque camere da letto al secondo piano. I mobili non sono mai stati restituiti, nonostante non siano mai stati oggetto di confisca. Il fabbricato invece, con provvedimento datato 10 agosto del 2012, era stato destinato al Comune di Vasto su decisione dell'Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata: l’ente avrebbe dovuto passare l’immobile a una struttura pubblica temporanea per accoglienza per i minori. Oggi, invece, la villa risulta occupata da uomini e donne. Sussiste anche il pericolo che i beni mobili possano essere portati via o danneggiati. Chiediamo alla Procura», concludono gli avvocati, «di verificare la legittimità della procedura di reimpiego dell'immobile in corso, con l’adozione di tutti i provvedimenti che riterrà opportuni».

