«È un libro che apre alla speranza»

Il vescovo Forte assolve il “dottor Nisticò” protagonista dell’opera di Del Giudice
CHIETI. Se la forza di un libro sta nel prestarsi a diverse letture e interpretazioni, camminando con i propri piedi come un bambino partorito dalla fantasia dell’autore, “Buonasera, dottor Nisticò” di Antonio Del Giudice (nella foto) ha colto nel segno. Perché in tanti hanno visto qualcosa che va al di là del cinico spaccato di vita sociale italiana che il giornalista, ex direttore del Centro, ha consegnato nelle pagine del volume edito dalla Noubs. E così che nella figura del banchiere travolto dallo scandalo, uomo di potere senza più né potere né onorabilità e riconoscimento sociale (emblematici i 112 sms inviati a persone ritenute amiche improvvisamente sparite), molti lettori non si sono rassegnati a constatare il vuoto di valori che ha portato il protagonista in quella difficile situazione. Così è capitato a molti degli ospiti dell’incontro di martedì all’università “d’Annunzio”. Per l’arcivescovo di Chieti Vasto, Bruno Forte, ad esempio, il radicale nichilismo” che salta fuori dalle pagine del libro diventa «soglia di trascendenza, nostalgia verso il totalmente altro». E anche «l’assenza di Dio» nel romanzo può trasformarsi in «invocazione segreta», sempre, ovviamente, stando al principio secondo cui chi legge interpreta a suo modo, ovvero alla luce delle proprie domande e della propria ricerca interiore. Anche il professor Stefano Trinchese, direttore del Dipartimento di Lettere, arriva a conclusioni molto vicine a quelle di Forte. Anche per lui, infatti, il libro «apre alla speranza, a una possibilità di riscatto nonostante tutto». Il passo finale, lasciato volutamente indefinito dall’autore, in cui Nisticò esce di casa, vestito di bianco (colore che di per sé si presta a una lettura positiva), porta sia Forte che Trinchese a questa conclusione. Da parte sua l’autore non ha potuto avallare l’una o l’altra delle interpretazioni, fermo al principio che un libro è come un figlio che a un certo punto inizia a “camminare da solo e diventa autonomo”. Il desiderio di vedere qualcosa che vada al di là del deserto valoriale incarnato dell’uomo di potere corrotto, però, Del Giudice dice di averlo riscontrato nell’arco di tutte le sue 15 presentazioni del volume fatte sinora. Domanda ricorrente, ad esempio, è stata quella sul cosa fa il protagonista quando alla fine esce di casa vestito di bianco. Inizia forse finalmente una nuova vita? Domanda che, ovviamente, Del Giudice ha lasciato senza risposta anche nell’incontro di lunedì in ateneo. Una risposta, fuori dal coro ma con un certo senso pratico, ha provato a darla il rettore Carmine Di Ilio, secondo cui Nisticò «torna invece alla vita di sempre».(a.i.)
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