Crisi in Venezuela: Ue compatta, Budapest si sfila

5 Gennaio 2026

La dichiarazione di 26 Paesi: «Rispettare il diritto e la volontà del popolo»

BRUXELLES. L'Ue si ricompatta sulla crisi venezuelana con una dichiarazione sostenuta da 26 Stati membri, tutti tranne l'Ungheria, che fissa una linea politica di equilibrio: delegittimazione del regime di Caracas, rispetto del diritto internazionale e centralità della volontà del popolo venezuelano. Il testo segna un punto di sintesi dopo l'iniziale imbarazzo sul blitz statunitense e mette un argine alle possibili divisioni tra le forze politiche europee e le capitali. La dichiarazione dell'Alta rappresentante, sostenuta a 26, incide direttamente sulla cosiddetta «maggioranza Venezuela», che negli ultimi mesi aveva visto una convergenza politica alternativa, unendo popolari, Ecr e destre sulle risoluzioni anti-Maduro.

La linea dei 26 ne rafforza il presupposto politico («Maduro non ha legittimità»), ma al tempo stesso ne circoscrive il perimetro, ancorandolo alla Carta Onu e al metodo multilaterale. In questo modo, il fronte anti-Caracas viene ricondotto appunto entro i binari della maggioranza Ursula che regge gli equilibri istituzionali di Bruxelles, evitando che il dossier Venezuela diventi il terreno di una frattura strutturale tra famiglie politiche. Nel testo, l'Ue «invita alla calma e alla moderazione da parte di tutti gli attori, per evitare un'escalation e garantire una soluzione pacifica della crisi».

Ricorda che «in ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite» e sottolinea che i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite «hanno una responsabilità particolare nel difendere tali principi, pilastro dell'architettura di sicurezza internazionale». I 26 ribadiscono che l'Ue «ha affermato che Maduro non ha la legittimità di un presidente democraticamente eletto» e sostengono «una transizione pacifica verso la democrazia, guidata dai venezuelani e rispettosa della sovranità del Paese». L'Ungheria apre un nuovo fronte anche sul Venezuela, rivendicando apertamente una linea di pragmatismo nazionale: «Siamo entrati in un'epoca di guerre e di confronto costante, in cui ogni Paese persegue il proprio interesse nazionale con freddo pragmatismo».

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