A 80 anni dalla morte, un libro svela i segreti di Primo Riccitelli

Il saggio di Paolini Merlo raccoglie gli studi sull’autore abruzzese dei “Compagnacci” l’opera lirica che trionfò al Metropolitan di New York con il tenore Beniamino Gigli
TERAMO. Oggi cade l’ottantesimo anniversario della morte di Primo Riccitelli, uno dei pochi compositori abruzzesi di rilievo nazionale e internazionale tra Ottocento e Novecento. La sua opera lirica più famosa “I Compagnacci” debuttò trionfalmente il 10 aprile 1923 al Teatro dell’Opera di Roma e il 2 dicembre dello stesso anno fu allestita al Metropolitan di New York, tra gli interpreti, nella parte di Baldo, il grande tenore Beniamino Gigli.
La Società della musica e del teatro Primo Riccitelli di Teramo, intitolata al compositore dal 1978 (quando nacque come Società dei concerti), lo celebra col pregevole saggio di Silvio Paolini Merlo “L’incognita Primo Riccitelli”, commissionato due anni fa allo studioso teramano, musicista, musicologo e ricercatore in Scienze filosofiche all’università Federico II di Napoli, dall’allora presidente del sodalizio Maurizio Cocciolito. Il volume puntualizza lo stato degli studi sull’opera e sul lascito artistico dell’autore dei “Compagnacci”. È stato pubblicato da Aracne Editrice (176 pagine, 15 euro), ha la prefazione del maestro Cocciolito e contiene la trascrizione integrale del Fascicolo Riccitelli conservato nella biblioteca Melchiorre Delfico di Teramo, il fondo più completo esistente sul compositore.
La Società Riccitelli, promotrice della pubblicazione, progetta per l’estate la presentazione del saggio di Paolini Merlo e l’esecuzione in forma di recital di alcuni lavori riccitelliani. La presidente Alessandra Striglioni ne’Tori e il direttore artistico Nazzareno Carusi pensano a un omaggio all’interno di Farnesiana, festival in programma a luglio a Campli. In una frazione camplese, Cognoli, era nato Pancrazio Primo Riccitelli il 9 agosto 1875. Un libro necessario, per riposizionare Riccitelli nel posto che gli compete nella storia della musica, come uno dei maggiori compositori abruzzesi di ogni tempo nonché il maggiore dei nostri operisti. Il titolo “L’incognita Primo Riccitelli” allude, dice l’autore Silvio Paolini Merlo, ai tanti aspetti non ancora chiariti sul maestro, rimasti nel mistero: «Fu compreso dalle masse? Qual era la sua filosofia estetica? Primo Riccitelli ha lasciato poche dichiarazioni. Gran parte del suo carteggio e molte opere sono andate perdute durante la Prima Guerra mondiale, quando fu richiamato sotto le armi».
La raccolta più cospicua dei suoi materiali si trova nella Delfico, grazie al lavoro a suo tempo fatto dal bibliotecario Raffaele Aurini. Nel Fascicolo conservato alla Delfico si trova anche lo spartito di “Madonna Oretta”, di cui uno dei fogli è riprodotto sulla copertina del volume. «Le opere rappresentabili superstiti complete, di cui esiste la stampa, sono solo tre, “I Compagnacci”, “Madonna Oretta”, “Maria sul monte”» spiega Paolini Merlo «Dell’opera postuma incompiuta “Capitan Fracassa”, quattro atti di cui i primi due già musicati, che avrebbe dovuto essere la sua opera più importante, ancora esisteva traccia negli anni Ottanta a Teramo, ma non è stata mai recuperata e ora non si sa dov’è».
Il saggio rende giustizia non solo all’artista Primo Riccitelli, allievo diretto di Pietro Mascagni, con un primo essenziale censimento della produzione, ma anche all’uomo, accostato al fascismo erroneamente secondo Paolini Merlo: «Riccitelli ha un grande successo iniziale tra il 1923 e il 1924, anni cruciali dell’ascesa del fascismo, e viene strumentalizzato da una certa destra della Teramo di allora. Eppure in seguito i suoi primi censori saranno proprio i fascisti, come dimostrano alcune lettere molto amare del carteggio. Dopo il grande successo dei “Compagnacci” Riccitelli è inizialmente usato dal regime, per il riferimento nell’opera ai valori italici. Ma quando inizia a dedicarsi al teatro leggero, a specializzarsi nella commedia non è più interessante per il regime. Non lo fanno più lavorare e iniziano a osteggiarlo».