Abruzzesi d’adozione Il produttore del Live Aid molla gli Usa per Pescara

Scarza si lascia alle spalle il successo dorato con Dylan, Bowie e Madonna: «Mio nonno partì da Castiglione Messer Raimondo, io ho fatto il percorso inverso»
di Giorgio D’Orazio
Lo ha detto subito che Leonardo Di Caprio sarebbe stato incoronato miglior attore dagli Oscar. Vincent Scarza ha fiuto per lo show business, ama sintetizzare così quel mondo a cui appartiene come regista e produttore. Lo schermo dal quale ha seguito la premiazione degli Oscar, però, non è quello di una delle grandi postazioni di regia in cui ha lavorato per decenni negli Stati Uniti. È quello del televisore nella sua casa in centro a Pescara, in via Cesare Battisti, dove abita con la moglie Anne Miller dallo scorso aprile.
Suo nonno si chiamava Vincenzo Scaricamazza e lasciò Appignano, frazione del comune teramano di Castiglione Messer Raimondo, nel 1921. Dalla Vallata del Fino si trasferì con la moglie Elisabetta e il figlio Silvio sulla sponda del fiume Delaware, in quella città gigante che era ed è Philadelphia, in Pennsylvania. Lì da Silvio e Tosca, figlia di altri emigranti abruzzesi, Luigi Manfri e Carmela Marchese di Penne, nacque Vincent che, crescendo, non ne ha voluto sapere di proseguire la tradizione delle sue famiglie - erano tutti sarti - e ha rincorso quell'industria dello spettacolo per cui ha cambiato il complicato Scaricamazza nel più immediato cognome Scarza.
L'America è easy and fast, semplice e veloce, questo si sa. Lo racconta bene Vincent, che ha venduto di recente la sua casa di Manhattan, New York, per tornare in Abruzzo, forse stabilmente. Crazy, pazzo, lo hanno definito gli amici newyorkesi ed anche se Vincent è contento di questa scelta, perché è innamorato di Pescara e ha avvertito il richiamo delle radici, ammette che è complicato adattarsi ai nuovi ritmi, specie se non si è più giovanotti, ma la sua età (ha superato i 70), con ironia da diva, non vuole dirla. Non è la stessa cosa insomma ritrovarsi in una città da 150mila persone quando si è abituati ad una metropoli da 8 milioni di crani, dice. E quando ha visto in tv da così lontano la premiazione degli Oscar, forse un po' di nostalgia gli è tornata.
Anche perché Vincent Scarza è uno dei soci della Director's Guild of America (Dga) che ha assegnato il premio 2016 al regista Alejandro González Iñárritu, autore del film "The Revenant", un premio, quello della Dga che influenza molto la giuria degli Oscar, spiega Vincent che anche in questo caso - Iñárritu è il miglior regista per gli Oscar 2016 - ha azzeccato il pronostico. La previsione che non sa fare, invece, riguarda la sua permanenza in Abruzzo. Anche se il suo amore per questa terra, che condivide con Anne, ballerina in tanti show importanti, conosciuta in teatro per lavoro, è davvero forte.
«A Philadelphia avevamo la vecchia “chitarra” che mia nonna si portò da Castiglione attraversando l'oceano» racconta Vincent «e sotto la nostra casa i miei avevano attrezzato una cantina, essiccavano salumi e facevano il vino rosso, comprando l'uva che veniva dall'Italia» ricorda Vincent. «La comunità italiana era fortissima, piena di abruzzesi, in commercio si trovavano tanti generi alimentari italiani. Le persone bussavano alla nostra porta e compravano bottiglie di vino. Ero piccolo e non capivo bene se abitavo in Italia, in Abruzzo o a South Philadelphia».
Era un bambino vivace e svelto il piccolo Vincent ma non amava le scuole di un quartiere molto difficile come quello. Così, a 17 anni, ha preso un treno per New York, due anni in una scuola di regia e di nuovo a Philadelphia come regista di teatro, opera e della tv locale, fino a quando la carriera lo ha riportato nella Grande Mela dove si è affermato come regista e produttore.
Una carriera brillante e internazionale che gli ha permesso di lavorare con artisti come Lotte Lenya, Johnny Cash, Tony Bennett, Dizzy Gillespie, Chico Hamilton e molti altri, a scoprire il talento di Donna Summer, a collaborare e a stringere amicizia con tanti personaggi dello spettacolo, da David McCallum, volto noto di Ncsi, alla “conterranea” Deana Martin.
L'occasione professionale della sua vita, racconta Vincent, è arrivata però il 13 luglio del 1985 con Live Aid, uno dei concerti più famosi di sempre, in scena tra Philadelphia e Londra per 17 ore filate, e palchi calcati dalle stelle, quelle vere. Dylan, Collins, Mercury, Jagger, Bowie, Turner e perfino una promessa star di radici abruzzesi, Madonna. La più grande trasmissione televisiva di tutti i tempi con due miliardi e mezzo di ascoltatori in 100 paesi del mondo a seguirne una diretta di cui era responsabile in gran parte proprio Vincent Scarza.
«Grazie al mio lavoro ho ritrovato l'Italia», osserva, «la prima volta per un weekend a Roma nel 1973, poi finalmente in Abruzzo, nel 1991, per conoscere i parenti di mio padre. Lavoravo per la Conferenza Internazionale sull'Aids a Firenze, ho raggiunto Castiglione e conosciuto mia cugina Teresa Di Pietro, nata Scaricamazza, sua madre Enrichetta e le tre figlie, una delle quali ha una pizzeria in paese. Da allora sono tornato altre volte», racconta Vincent, «ma volevo conoscere anche i parenti di mia madre. Circa 15 anni fa così, grazie ad internet, ho scritto a tutti i Marchese che c'erano in Abruzzo e mi ha risposto Cetteo, un avvocato, ricordava tutto, ci siamo ricongiunti e ho scoperto Pescara».
Da allora il rapporto con l'Abruzzo si è fatto più intenso. Vincent nel frattempo ha prodotto per il cinema Bailey's Billions con Dean Cain e Tim Curry e il successo televisivo mondiale Manhunters che ha inaugurato un nuovo format tv. Anche l'Abruzzo infatti ne ha riconosciuto i meriti, assegnando a Vincent il Premio Emigrazione nel 2008 e il Premio Dean Martin nel 2015, poco dopo il suo trasferimento a Pescara.
«Avevamo voglia di cambiare aria, la vita a New York era diventata troppo stressante e troppo costosa», spiega Vincent, «in più sto ideando tre nuovi progetti in Europa, uno di questi sull'enogastronomia italiana, e qui lavoro molto meglio. Ho tanti amici, come Sandro e Marina Scelza con i figli Claudio e Federica, incontro i parenti di Castiglione oppure quelli di Pescara, come Laura Marchese con suo figlio Federico, presto invece ci ritroveremo qui, anziché a New York, con l'amico Dom Serafini, originario di Giulianova. Insomma mi sono innamorato di questa terra e di una famiglia ritrovata, degli abruzzesi, dei paesaggi tra la montagna e il mare, delle scrippelle 'mbusse e del Montepulciano».
«E poi Pescara mi sembra una piccola New York», conclude Vincent Scarza indicando fuori dalla finestra «col vantaggio che qui, almeno di notte, si dorme».
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