Accorsi e Ramazzotti: “un Amore” che resiste al tempo e alla distanza

16 Febbraio 2024

Arriva stasera la serie ambientata tra Bologna e la Spagna L’attrice: «Il mio personaggio è una dolcissima bugiarda»

«Non esiste un amore assoluto non a caso “un” nel titolo lo abbiamo lasciato minuscolo. Ma le sensazioni vanno anche trasformate in immagini, e così la prima puntata ha preso forma tra attimi del presente e del passato, e la mia Bologna, i ricordi e il resto. È bellissima l’idea che si parta da un interrail, due ragazzi si incontrano quasi per sbaglio, l’amore di questa storia è fuori synch, ma quale non lo è? Avete presente quando nei film horror i protagonisti si dividono? È un mezzo per amplificare la paura. Noi abbiamo fatto la stessa cosa con i sei episodi». A parlare è Stefano Accorsi protagonista insieme a Micaela Ramazzotti della serie Sky originale da lui creata insieme Enrico Audenino, “un Amore” che racconta «un tempo non lineare, una storia, un legame indissolubile, più forte del tempo e della distanza». Una storia, un legame indissolubile, più forte del tempo e della distanza che debutterà su Sky e in streaming su Now oggi, nella settimana di San Valentino.
Ambientata tra Bologna e la Spagna, la serie è composta da sei episodi scritti dallo stesso Accorsi insieme a Giordana Mari, Teresa Gelli e Francesco Lagi, che li ha anche diretti. Accorsi e Micaela Ramazzotti interpretano gli innamorati Alessandro e Anna, che da giovani hanno i volti di Luca Santoro e Beatrice Fiorentini. Prodotta da Sky Studios e Cattleya, parte di Itv Studios, con il Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission. Alessandro (Santoro) e Anna (Fiorentini), poco più che maggiorenni, si conoscono casualmente durante un viaggio Interrail in Spagna. È una calda estate di fine anni ’90 e i due si innamorano subito. Presto sono costretti a separarsi. Negli anni restano legati da un intenso rapporto epistolare, senza riuscire mai a trovare il coraggio di vedersi. A vent’anni dal loro primo incontro e ormai adulti (Accorsi e Ramazzotti), si ritrovano a Bologna. Nel cast Alessandro Tedeschi che interpreta Guido, il marito di Anna, Andrea Roncato, Ivan Zerbinati e Camille Dugay. La serie vede anche la partecipazione di Ottavia Piccolo nei panni di Teresa, la madre di Alessandro. «Quando ho incontrato Stefano e il regista la prima volta e abbiamo parlato di Anna», racconta Ramazzotti, «ho capito che il mio personaggio è una dolcissima bugiarda. Ha due amori nella sua vita Alessandro e il suo compagno padre di suo figlio. Mantiene questo segreto per vent’anni. Ama entrambi questi uomini. Tra Alessandro e Anna ci sono delle lettere scritte a penna, un peso diverso rispetto ai messaggini e ai vocali del cellulare. Comprare la carta, scrivere con la mano tremante, aspettare la risposta».
«È vero, noi italiani mentiamo più degli altri», osserva Accorsi. «Forse perché parliamo troppo, non abbiamo il “non detto” ma le bugie. Però lo facciamo anche per preservarci vicendevolmente, quindi non considero assolutamente Anna un personaggio negativo». «Quando arrivano le idee di Stefano Accorsi noi ci siamo. Il genere amoroso ci mancava», aggiunge Nils Hartmann, vice-president Sky Studios per l’Italia. «Non c’è niente di più universale del primo amore E le storie ben riuscite devono prendere un universale e renderlo unico. Pensiamo di esserci riusciti. Anzi, di essere andati oltre, perché questa serie parla di amore, ma anche di occasioni perdute, di what if, di nostalgia e di seconde occasioni. Ed è un thriller che ti lascia col fiato sospeso fino alla fine». «Da tempo», prosegue Riccardo Tozzi, fondatore e ceo di Cattleya, «volevamo cimentarci con un racconto relazionale puro che ci permettesse di indagare la natura molteplice dei sentimenti in modo libero, senza vincoli di genere ed espedienti narrativi. Sono certo che anche il pubblico lo desiderasse, ce ne parlano i risultati cinematografici dell’anno. Per questo, quando Accorsi ci ha proposto di raccontare una storia d’amore l’abbiamo abbracciata». «Abbiamo cercato di rendere nel modo più fluido possibile i vari piani temporali», spiega il regista, «il ricordo e la realtà. Il racconto è diventato una cavalcata dentro questo sentimento. Il tempo che passa è la lente per raccontare questa serie». «Questa storia», chiude Audenino, «prova a rispondere alla domanda “Come fa un amore a sopravvivere per tanto tempo?”. Secondo noi sopravvive se non lo vivi, ma allora in quel caso non stiamo vivendo un amore...».