Addio a Leonard Cohen, l’asceta della musica

Il cantautore canadese è scomparso a 82 anni, dopo una luminosa carriera durata mezzo secolo
NEW YORK. Nell'incrocio tra presente e passato di lui si è detto tutto, ma Monica Lewinsky, la stagista del Sexgate, aveva aggiunto un pezzettino di mosaico, che sarebbe stato lui, dopo Bob Dylan, il prossimo premio Nobel per la letteratura. Il poeta in musica canadese Leonard Cohen è morto a 82 anni, ha annunciato la casa discografica Sony Music Canada su Facebook: «Con profondo dolore comunichiamo che il leggendario poeta, cantautore ed artista Leonard Cohen è morto». La rivista Rolling Stone ha rimbalzato. Non viene rivelata la causa nè il luogo della morte del musicista canadese, una carriera fenomenale di quasi mezzo secolo. L'eminenza grigia in un piccolo pantheon di influenti cantautori degli anni Sessanta e Settanta, Cohen aveva gareggiato con Dylan quanto a influenza sui suoi contemporanei e forse solo Paul Simon e l'altra canadese Joni Mitchell avevano avuto un pari ruolo come autori di poesia in musica. «Con la sua voce baritonale cantava di amore e odio, estasi e depressione» lo ha ricordato Rolling Stone. Uno dei pochi della sua generazione, Cohen aveva continuato ad avere successo negli anni Ottanta e il suo ultimo album, «You Want It Darker», era uscito a fine ottobre. Cohen cantava anche di religione, politica e guerra: pur non avendo mai abbandonato l'ebraismo e il rituale di osservare il sabato, il musicista aveva attribuito al buddismo un ruolo nel tenere a bada gli episodi di depressione che lo avevano afflitto fin da ragazzo. Nato nel Quebec, Cohen aveva imparato da ragazzino a suonare la chitarra e formato una piccola band. Leggere Federico Garcia Lorca lo aveva avvicinato alla poesia. Finita l'università a McGill, Cohen si era trasferito nell'isola greca di Idra in una casa lasciatagli dal padre che era morto quando lui aveva nove anni. Lì aveva pubblicato la sua prime raccolte di poesie, Flowers for Hitler (1964) e i romanzi The Favourite Game (1963) e Beautiful Losers (1966). Una improbabile pop star, Cohen aveva 33 anni quando uscì il suo primo disco nel 1967. «La sua immagine ascetica era in totale controtendenza con gli eccessi dionisaci associati con il rock and roll», ha scritto il New York Times che cita anche la definizione che gli fu affibbiata di «maestro della disperazione erotica».
