Addio a Shelley Duvall, musa di Altman

12 Luglio 2024

Premiata a Cannes, tra i suoi film anche “Nashville” e “Io e Annie”

NEW YORK. Addio agli inconfondibili e terrorizzati occhi di Shining. È scomparsa a 75 anni Shelley Duvall, famosa, tra gli altri, per il ruolo di Wendy, l’angosciata moglie di Jack Torrance nell’horror cult del 1980 diretto da Stanley Kubrick. L'attrice se n'è andata via in silenzio, nel sonno. Lo ha confermato a Hollywood Reporter il compagno Dan Gilroy: «La mia cara, dolce e meravigliosa compagna di vita ci ha lasciati. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bella Shelley». La morte è avvenuta nella sua casa in Texas e a causa delle complicazioni del diabete.
Nata a Fort Worth in Texas il 7 luglio 1949, Shelley Duvall era destinata a una carriera nella scienza: scoperta per caso nel 1970 durante un party dalla troupe diretta da Robert Altman durante le riprese di Anche gli uccelli uccidono, si ritrovò con una parte nel film. Altman divenne il suo mentore e la diresse altre sette volte, tra cui nel ruolo di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro, in 'Popeyè. Ha interpretato altri ruoli significativi in Nashville, Io e Annie (1977), Tre donne per il quale ottenne il premio come migliore attrice al Festival di Cannes. Ma fu il ruolo di Wendy in Shining a consacrarla definitivamente. Memorabile la scena, quando Jack Torrance, alias Jack Nicholson, tenta di entrare, sfondando la porta con un'ascia, nel bagno dove Wendy si è rifugiata con un grosso coltello da cucina per difendersi. Per la parte, Shelley fu messa duramente alla prova e l’interpretazione segnò la sua vita per sempre. Le riprese durarono 13 mesi e il film entrò nel Guinness dei primati per il maggior numero di ciak, ben 138 volte, per una scena con dialogo; e anche quella in cui l’attrice indietreggia sulle scale con una mazza da baseball venne ripetuta 127 volte. Nel 1981 in un’intervista a People l'attrice raccontò che Kubrick la faceva piangere per 12 ore al giorno. «Non arriverò mai più a quel punto, se vuoi soffrire e chiamarla arte, fai pure ma non con me». In un’altra intervista del 2021 a Hollywood Reporter rivelò che il suo corpo aveva cominciato a ribellarsi al solo pensiero di dover piangere ogni giorno, fino ad avere un esaurimento nervoso. «Ora sono malata», spiegò, «ho bisogno di aiuto».
Per vent'anni era rimasta lontana dai riflettori: tornò a recitare nel 2022 nel thriller The Forest Hills di Scott Goldberg. Dal 1988 al 1993 ha anche prodotto alcune serie televisive.