Addio Raffaele Pisu, in scena mille volti e e mille risate

1 Agosto 2019

L’attore aveva 94 anni, protagonista della tv dagli anni Sessanta a Striscia Un cult il suo Amico del Giaguaro, con Gino Bramieri e Marisa Del Frate

È morto in un hospice vicino alla sua Bologna Raffele Pisu. Aveva 94 anni ed è stato uno dei volti più popolari della tv degli anni Sessanta.
Ma è stato anche un attore infaticabile che, al teatro come al cinema, ha saputo alternare ruoli brillanti e drammatici. Una voce riconoscibile che in radio ha fatto divertire generazioni di italiani. E un uomo nella cui vita i colpi di scena non sono mancati, come in un appassionante copione che ha caratterizzato anche gli ultimi anni della sua esistenza.
Nato a Bologna nel 1925, con il nome di Guerrino, è stato partigiano e internato in un campo di concentramento in Germania per 15 mesi. «Sono stato ospite di Hitler», amava ricordare non perdendo mai il gusto per la battuta. Finita la guerra, l'Italia aveva soprattutto bisogno di ridere. E Raffaele Pisu cominciò a farlo, animando numerosi programmi radiofonici, prima su Radio Bologna, poi sulla Rai. Il grande successo arrivò con gli sketch dell'indimenticabile, Amico del Giaguaro, con Gino Bramieri e Marisa Del Frate, un cult della televisione in bianco e nero degli anni Sessanta. Seppe passare da ruoli comici a parti drammatiche come in Italiani brava Gente, film di guerra del 1964 diretto da Giuseppe De Santis e ambientato durante la Campagna italiana di Russia, e Le conseguenze dell'Amore, scritto e diretto da Paolo Sorrentino, uscito nelle sale cinematografiche il 24 settembre 2004 e oresentato in concorso al 57º Festival di Cannes.
Pisu si è inserito per restarci indelebilmente nella memoria collettiva dei bambini anni Settanta con il pupazzo Provolino e si è fatto conoscere alle nuove generazioni presentando Striscia la Notizia all'inizio dei Novanta, con Ezio Greggio e Gianfranco D'Angelo, mantenendo sempre il suo modo istrionico e sarcastico, sempre da gentiluomo. Nei suoi ultimi anni, la vita gli ha riservato tanti colpi di scena: come quando una diagnosi rivelatasi poi sbagliata gli annunciò di avere pochi mesi di vita e lo portò alla decisione di trasferirsi ai Caraibi. «Quelli che mi hanno diagnosticato la malattia sono tutti morti», scherzava pochi mesi fa. Un ultimo clamoroso colpo di scena tre anni fa, quando un uomo di 49 anni si presentò alla sua porta con una lettera. La madre Angela, in punto di morte, gli aveva rivelato che Raffaele Pisu era suo padre. Paolo Rossi Pisu, produttore cinematografico, era infatti nato dalla relazione nata sul set del film L'ombrellone, con Enrimo Maria Salerno, girato nel 1965 da Dino Risi a Riccione. Raffaele Pisu non solo lo ha accolto e riconosciuto, ma il figlio regista Antonio, insieme al “nuovo” fratello Paolo, ha fondato la casa di produzione “Genoma” che ha prodotto l’ultimo film che ha visto l'attore sul grande schermo, intitolato Nobili bugie, dove Pisu recita al fianco di Claudia Cardinale e Giancarlo Giannini, in un amara commedia diretta da Antonio. Una nuova e strana famiglia che lo ha circondato di affetto fino all'ultimo momento. Ad annunciare la morte dell'attore sono stati, insieme, i figli Antonio e Paolo che hanno comunicato anche che la salma sarà portata a Imola, dove si terrà un ultimo saluto a Raffaele.
«Addio Raffaele compagno di avventure agli inizi di Striscia. Con te se ne va un pezzo della tv storica che ti ha visto protagonista. Mi resteranno nella memoria i tuoi colpi di follia, quello stile tutto tuo e le tante serate passate insieme»: Ezio Greggio omaggia così il collega e amico con cui ha condotto il tg satirico di Antonio Ricci . E tra i tanti episodi che ricorda, uno lo ha scolpito nella memoria: «Una sera Pisu sotto a un acquazzone arriva a Striscia coi capelli viola. “Raffaele ma che ti è successo?”. E lui: “In che senso?”, “Hai i capelli viola”. La moglie gli aveva fatto una tinta poco prima ma le piogge acide avevano fatto reazione sui suoi capelli che da grigio avevano virato al viola. Fece la puntata con un cappellaccio che coprì la magagna. Da allora quando pioveva venne in studio con un impermeabile col cappuccio. Ciao mattacchione!»
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