Addio Raoul Casadei: il re del liscio si è arreso al Covid

14 Marzo 2021

Ambasciatore del folk romagnolo nel mondo, aveva 83 anni Tante volte anche sui palchi abruzzesi, ha fatto ballare l’Italia

BOLOGNA. È stato, per tutti, il re del liscio, Raoul Casadei. L'uomo che ha trasformato il folklore romagnolo in un genere riconosciuto e apprezzato in ogni angolo d'Italia. Che su quella sorta di inno nazionale, “Romagna mia” scritto dallo zio Secondo Casadei, ha costruito una carriera leggendaria all'insegna dell'allegria, della solarità e della genuinità tipica della sua terra. Tante volte aveva suonato anche in Abruzzo: dopo il terremoto del 6 aprile 2009, aveva portato l’Orchestra all’Aquila per lo spettacolo “Torniamo a volare”, concerto gratuito organizzato con Confesercenti.
Se ne è andato a 83 anni (compiuti lo scorso 15 agosto) dopo essere stato ricoverato, il 2 marzo, all'ospedale Bufalini di Cesena per Covid. Come aveva raccontato la figlia Carolina stava benino, fino a che i medici hanno notato un po’ di polmonite e consigliato di ricoverarlo. Dopo una decina di giorni, l'aggravarsi delle condizioni. Il sipario è calato tristemente su una vita segnata dalla musica, dagli affetti familiari, con la sua grande “tribù” riunita nel “Recinto Casadei” di Villamarina di Cesenatico e dall'eredità dell'orchestra fondata dallo zio Secondo nel 1928. Inventore del “lissio”, come si usa dire da Bologna in giù, e autore di “Romagna mia”, brano-manifesto da oltre quattro milioni di copie vendute, non aveva esitato a mettere in mano una chitarra a un Raoul adolescente, facendolo partecipare agli spettacoli dell'Orchestra Casadei nelle balere e nei locali romagnoli. «Negli anni Sessanta», raccontava Casadei alla vigilia del suo 80esimo compleanno, «facevo il maestro elementare. Poi ho raccolto l'eredità di mio zio e all'inizio degli anni Settanta ho avuto un successo incredibile. Da solo vendevo più dischi di tutti quelli che erano nella mia casa discografica». Che poi era la Produttori Associati, che vantava gente del calibro di Fabrizio De Andrè. «Facevo 300/350 concerti l'anno. Incredibile».
Un successo giocato sulle note morbide e allegre del folk romagnolo e su una capacità innata di parlare con il pubblico, conquistato da quell'intreccio di sonorità gioiose e buoni sentimenti, dal racconto in musica dei valori dell'amicizia e dell'amore. «L'antesignano degli anchormen di oggi», raccontava. «A differenza degli altri che salivano sul palco, cantavano e se ne andavano, io intrattenevo con racconti, aneddoti, con il linguaggio immediato che usavo con i bambini a scuola. E poi facevo ballare. Soprattutto quelli che non sapevano farlo, oggi lo chiamerei social-ballo». Capace di coinvolgere tutti, non solo nelle balere, con la sua “Musica solare”, affiancando al liscio le sonorità in arrivo da Spagna e Francia, le note di Casadei negli anni Ottanta accompagnavano le giornate in spiaggia dei turisti scesi sulla Riviera romagnola, rilanciate dagli altoparlanti della Publiphono, trascinati a ballare anche su una motonave da 35 metri ribattezzata la “Nave del sole” che iniziò l’avventura il 10 giugno 1984 per andare avanti fino ai primi anni Novanta. Una sorta di balera galleggiante, con il Re del liscio ad allietare la gita in barca con la sua orchestra, nelle cui fila per un decennio si è esibito anche Moreno Conficconi, “Moreno il biondo”, fresco di Festival di Sanremo con gli Extraliscio. Condita da piadina, sangiovese e un piatto di sardoncini arrosto. Lasciata dopo 40 anni, dal 1960 al 2000 la guida della band al figlio Mirko, che ha proseguito sulla strada della contaminazione, miscelando il liscio con i ritmi dello ska e della taranta, Casadei, tra i tanti riconoscimenti ricevuti, è stato insignito, nel 2019, del “Premio romagnolo dell'anno” e ha partecipato al film “Tutto liscio”, uscito nel 2019, in cui ha interpretato se stesso in un cameo.