Ago capitano del silenzio: il calcio buono a teatro

Vicenti con la storia di Di Bartolomei apre la stagione dell’Immediato a Pescara. Poi grandi film del ’900, Beckett e “Radici”
PESCARA. Nelle foto non lo si vede quasi mai sorridere Agostino Di Bartolomei, detto Ago, capitano della Roma dello scudetto del 1983 e della finale di Coppa dei Campioni persa col Liverpool ai rigori nel 1984. La Roma di Falcão, Pruzzo, Conti, Ciccio Graziani e Franco Tancredi, abruzzese di Giulianova.
Riservato e schivo, leader silenzioso, Di Bartolomei, morto suicida nel 1994 a 39 anni, è tra gli emblemi di un calcio romantico sparito da tempo. Gianni Mura sulle colonne di Repubblica scrisse di lui: «Da centrocampista qual era, ebbe una seconda carriera come libero o centrale difensivo. Un destino che tocca solo a giocatori di costruzione, con un grande senso del gioco collettivo. Come Beckenbauer, come Scirea, che mi viene automatico accostare ad Agostino per i silenzi e per la stessa visione di un calcio semplice, pulito». Il monologo ispirato a Di Bartolomei, “Ago: capitano del silenzio”, di e con Ariele Vincenti, inaugura domenica 22 ottobre a Pescara il cartellone del Teatro Immediato diretto da Edoardo Oliva. Appuntamento alle 18.30 nello spazio di via Pietro Nenni 3. L’attore romano mette in scena la storia del campione giallorosso attraverso occhi e ricordi di un tifoso romanista, un ex ultrà borgataro come Ago e suo amico d’infanzia. Si legge nella presentazione: «Di Bartolomei era nato in borgata, ma crescendo, accanto al pallone, si era appassionato ai libri e all’arte e col suo linguaggio forbito portava in giro per l’Italia una romanità diversa, fondata sui valori di solidarietà e ironia. Apriva bocca se aveva qualcosa di intelligente da dire, altrimenti se ne stava volentieri in silenzio. Sul campo affrontava gli avversari con “umiltà e abnegazione”, quando segnava s’inginocchiava davanti ai tifosi perché, diceva, “bisogna avere sempre rispetto della gente che paga il biglietto”. Agostino non era capace di essere ipocrita, forse per questo è stato emarginato dal suo ambiente, perché gentile ed educato».
Il cartellone proseguirà, domenica 5 novembre alle 18, con la proiezione della pellicola di Joseph Losey “Messaggero d’amore”, dal romanzo del 1953 di L.P. Hartley “L’età incerta” (The Go-Between), che iniziava con la famosa frase «Il passato è un paese straniero». Interpretato da Julie Christie, Alan Bates e Michael Redgrave, il film vinse il Gran Prix a Cannes 1971. È la prima proposta di “Amori e misteri all’alba del Novecento”, rassegna cinematografica seguita da aperitivo cenato, novità per il Teatro Immediato. Sempre a novembre, venerdì 17 e sabato 18 alle 21 e domenica 19 alle 18 viene riproposto dopo il successo estivo “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, con Edoardo Oliva, Ezio Budini, Vincenzo Mambella, Umberto Marchesani, Vittoria Manni, per la regia di Oliva e la scena di Francesco Vitelli. Domenica 3 dicembre, ore 18, proiezione di un altro capolavoro della settima arte, il thriller “La scala a chiocciola” (1946) di Robert Siodmak. Questo primo ciclo di eventi al Teatro Immediato sarà chiuso domenica 17 dicembre, ore 18.30, da “Radici”, monologo di e con l’attore e psicologo Antonio Anzillotti De Nitto: un viaggio intimo e storico nelle vite di tre sopravvissuti al periodo nazi-fascista, tre esistenze che raccontano la diversità in un momento storico in cui essa era oggetto di ghettizzazione, deportazione, sterminio.
