Amendola: «Racconto i “cassamortari” tra cinismo e comicità

22 Marzo 2022

Ricco cast per il film in uscita il 23 marzo su Prime Video Il regista: «Così posso parlare di ipocrisia, denaro e social»

ROMA. Quanti saranno stati gli scongiuri fatti sul set de I Cassamortari? È la domanda che sorge spontanea a chi guarda questa commedia noir in cui, tra i protagonisti principali, c'è un morto, il cantante rock Gabriele Arcangelo (Piero Pelù), che entra ed esce dalla bara sottoponendosi, ogni volta, alla tanatoestetica. Diretto da Claudio Amendola, il film va su Prime Video da giovedì 24 marzo, per raccontare la storia della famiglia Pasti, che da diverse generazioni possiede un'agenzia di pompe funebri fondata da Giuseppe (Edoardo Leo) al motto: “Tutti devono morì, ma in pochi ce guadagnano”. Non sarà però così alla sua dipartita, quando gli affari dell'azienda passeranno ai figli, ovvero: l'avaro Giovanni (Massimo Ghini), Maria (Lucia Ocone) che ha un'attrazione fatale per tutti i neo-vedovi suoi clienti, Marco (Gian Marco Tognazzi) esperto di tanatoestetica, l'abbellimento delle salme, e infine Matteo (Alessandro Sperduti) il più giovane, esperto di social. Quando le pompe funebri attraverseranno un momento di crisi economica, sarà proprio grazie alla sua comunicazione che la famiglia Pasti organizzerà il funerale di Gabriele Arcangelo, paradossalmente morto per overdose durante una campagna di sensibilizzazione contro le droghe.
Come racconta Amendola, «tutto è nato sul divano di casa da una conversazione tra me e mia moglie Francesca Neri», che è tra l'altro una dei co-sceneggiatori. «Mi divertiva molto l'idea di fare un film sui “cassamortari”: era anche un mezzo per parlare in maniera dissacrante e cinica di ipocrisia, denaro e social che io, tra l'altro, non frequento. Per realizzarlo abbiamo lavorato in stretta collaborazione con la famiglia Taffo», continua il regista, «che da anni gestisce un’importante impresa di pompe funebri. È un mestiere come un altro, con la sua quotidianità. Ci sono i fornitori, i falegnami... c’è tutto un mondo dietro per salutare i nostri defunti». E ancora Amendola, al suo terzo film dopo La mossa del pinguino e Il permesso 48 ore fuori: «Alla fine comunque abbiamo scoperto che è un mestiere come un altro, con tutto uno straordinario mondo dietro. Abbiamo girato in pieno periodo Covid. È vero che l'argomento è delicato, ma ci sono state pietre miliari del nostro cinema come La grande guerra e I soliti ignoti che hanno saputo trattare queste cose con il dovuto rispetto. Certo ora è arrivata anche la guerra che ci ha fatto scoprire che siamo piccoli piccoli e che un folle del Nord del mondo ci può lasciare senza gas. Ma anche per questo ha senso fare un film che possa far rilassare il pubblico per due ore».
Per Piero Pelù fare I Cassamortari «è stato un sogno fin da quando andavo a vedere i film di Murnau al cineclub. A differenza del palco, dove sei sostenuto da chitarra e batteria, sul set sei da solo con la tua battuta da dire e ti senti piccolo piccolo. Interpreto una rockstar falsa, strafatta e isterica, tutto ciò che non amo». Il cantante firma anche il brano della colonna sonora, Sete di vita.
«Marco», dice Tognazzi parlando del personaggio, «è forse l'unico che porta rispetto ai morti. Per quanto mi riguarda, nego la morte e non ne ho mai voluto vedere, neppure mio padre che, dal mio punto di vista, è solo in tournée da trent'anni».
Massimo Ghini, infine, sottolinea una cosa non da poco del film, prodotto da Paco Cinematografica-Neo Art Producciones col sostegno della Regione Lazio: «Devo dare atto a Claudio Amendola, che ha avuto davvero coraggio nel fare una commedia dai risvolti tragici su un tema così importante».
Nel ricco cast del film, anche Sonia Bergamasco nel ruolo della manager della rockstar e due cameo di Massimo Dapporto e Antonello Fassari.