«Amo la microstoria perché tramanda i valori della vita»

3 Agosto 2020

Persone comuni raccontate in 4 libri e nel docufilm  “La storia di Roseto” che viene proiettato da oggi 

ROSETO. Il faro della “microstoria” dev’essere sempre acceso sul territorio, per illuminare il percorso futuro e non dimenticarsi mai da dove veniamo. La storia non è fatta solo di battaglie con vincitori e vinti, condottieri e sovrani; va infatti dato il giusto risalto anche a persone dalla normalità disarmante che però sono state artefici dello sviluppo di comunità, paesi e città.
Ne è convinto William Di Marco, che da una ventina d’anni ha intrapreso un percorso di ricerca nella microstoria del suo territorio all’università D’Annunzio di Chieti– Pescara nel dipartimento di Storia assieme alla professoressa Carmelita Della Penna. Insegnante di materie letterarie nelle scuole superiori, docente-assistente universitario in Storia Contemporanea, giornalista e scrittore, Di Marco ha sviluppato la propria ricerca pubblicando due libri sulla storia di Roseto degli Abruzzi, in un viaggio nel passato di quella che in origine era chiamata Le Quote e più tardi Rosburgo. Questi lavori sono stati la base per la nascita del film-documentario “La storia di Roseto”, che sarà proiettato da questa sera al 5 agosto alle ore 20:45 nel teatro all’aperto della Villa Comunale rosetana, in occasione delle celebrazioni per i 160 anni dalla fondazione del Comune.
Negli ultimi anni però ha spostato la propria attenzione su un interesse più specifico, quello di dare risalto anche alle figure più umili del territorio che hanno però contribuito a creare la Roseto di oggi.
Professor Di Marco, cosa si intende per microstoria?
È una corrente di ricerca che nasce in Italia negli anni ’70 nell’ambito della storia sociale. La storia è fatta di macrosequenze, in cui risalta ciò che è già noto, trionfalistico ma anche più manovrabile a livello politico. Ci si è accorti però che la storia è costruita anche da persone che generano tante dinamiche in ambiti quali il commercio, l’artigianato o la funzione pubblica. Figure che apparentemente non fanno parte della storia vengono recuperate dalla microstoria attraverso queste evoluzioni sociali che nel loro insieme contribuiscono a creare la storia ufficiale.
Quando e come nasce il desiderio di approfondire le sue ricerche sul territorio?
C’è stato un momento in cui ho deciso di andare più in profondità attraverso persone e personaggi. Inizialmente volevo occuparmi solo di una decina di loro, poi sono arrivato ad analizzarne 120 ne “I ricordi di Eidos”, quattro libri con 30 profili ciascuno. A mano a mano ho sentito i personaggi più vari, dal fabbro al barbiere, dall’intellettuale al medico, tutte quelle persone che hanno dato forma alla comunità rosetana. In questi libri c’è un panorama così variopinto che fissa in parallelo alla cronaca una storia locale fatta dalla voce dei protagonisti. Molti di loro hanno ricordato il periodo della Seconda Guerra Mondiale, i regimi e l’avvento della democrazia.
Cosa ha imparato venendo a contatto con questi personaggi locali e con le loro storie?
Quasi tutti mi hanno trasmesso il senso del sacrificio, il comune denominatore è che sono state persone che hanno avuto una grande abnegazione al lavoro creando le proprie professioni e la propria vita. Credo che questo senso forte del sacrificio sia uno dei segnali più vivi che possano leggere le nuove generazioni, specchiarsi in queste persone in cui il sacrificio è stato un modo formativo per costruire.
Nei suoi libri lei ha dato rilevanza a vari tessuti sociali, senza fare alcuna distinzione fra il professionista affermato e il lavoratore subordinato.
Strada facendo ho capito che la dignità della persona va al di là della professione che ha poi svolto. Ho incontrato persone rette che hanno nobilitato quello che hanno fatto, perché si sono formate sul campo dando lustro a Roseto per quanto realizzato attraverso il loro lavoro.
Come pensa di proseguire questo percorso?
Nel Dipartimento stiamo lavorando su macrostorie dei primi anni del Dopoguerra. Inoltre stiamo partendo con una serie di cinque conferenze.
Quali saranno le tematiche che andrete a trattare?
La prima conferenza partirà dal presupposto di essere cittadini italiani e cosa significhi esserlo. Parleremo anche di storia contemporanea, di trasformismo, della formazione e dello sviluppo dei partiti politici in Italia. Il lockdown ci ha fatto capire che alcuni concetti che sembravano marmorei come quelli di “democrazia” e di “libertà” sono invece attaccabili; questo succede quando c’è poca cultura di fondo.
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