Angelo Branduardi apre il suo tour a Pineto: «L’emozione sul palco»

21 Luglio 2021

Il menestrello della canzone italiana torna alla musica dopo 18 mesi «Nella pandemia ho avuto paura, non ho toccato più uno strumento»

PINETO. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, ha cantato “Cogli la prima mela” o alla “Fiera dell’Est”. Sono quelle canzoni che appartengono alla storia della musica italiana, oggi definite semplicemente “tormentoni”, note a tutti. Angelo Branduardi, cantautore, violinista, polistrumentista e compositore italiano, è una colonna musicale della Stivale che ancora oggi però si emoziona a salire sul palco. E un po’ di agitazione l'avrà anche sabato 31 luglio quando salirà dopo più di un anno e mezzo sul palco della rassegna “A Pineto il parco è uno spettacolo” allestita nell’arena Parco della pace. Sarà la data zero del suo tour estivo, organizzata dalla Pubbliconcerti di Maurizio Palumbo, che poi lo porterà in giro per tutta l’Italia.
In Abruzzo aprirà ufficialmente il suo tour estivo, che tipo di spettacolo proporrà?
A Pineto ci sarà la data zero del tour, l'emozione di certo non mancherà. Proporrò tutti i miei successi e più due inediti di cui per ora non parlerò per non rovinare la sorpresa. Sul palco saremo in cinque, un gruppo consolidato con cui suono da decenni. Proporrò una scaletta sempre diversa e poi spero di portare un po' di allegria e spensieratezza anche se il momento è tornato un po' cupo.
Quanto è importante per un’artista come lei avere il contatto con il pubblico?
Mi emozione sempre prima di suonare nonostante i 40 anni di carriera. A Pineto l’emozione poi sarà superiore perché tornerò sul palco dopo tanto tempo. Chiaro che non preparando discorsi prima e andando a ruota libera, con una scaletta che varia sempre in base all’interazione che c’è con il pubblico, traballerò un po'. La riuscita dei concerti dipende alla fine dai primi cinque minuti. Mi auguro che tutto andrà bene.
In questi mesi di lockdown molti musicisti hanno studiato, alcuni hanno suonato in streaming, altri si sono fermati. Lei come ha trascorso questo periodo?
Per un anno e mezzo non sono riuscito a toccare uno strumento, sono stato fermo senza ascoltare la mia musica o quella degli altri. Da tempo sto studiando per togliere un po' di ruggine e poter ripartire. Avevo molta paura durante la pandemia per questioni di salute, stavo sempre molto attento. Vivo in una casa con un grande giardino, mi muovevo, facevo passeggiate, leggevo. Ma non riuscivo né a fare musica, né ad ascoltarla. Nonostante tutto mi considero una persona fortunata perché quello che è successo agli italiani è stato terribile. Sono stato un privilegiato, se penso agli artisti e ai musicisti fermi, ai teatri chiusi. Per il nostro settore, come per tanti altri settori, non è stato un bel periodo. Purtroppo questa situazione non ce la siamo ancora lasciata alle spalle, ma proviamo a ricominciare.
Ha dedicato di recente una sua canzone “Per creare i suoi occhi” alla giovane Saman Abbas la ragazza pakistana scomparsa di casa e ricercata per 70 giorni vicino a Reggio Emilia, perché proprio questo brano?
È una canzone che ho scritto quando ero poco più di un adolescente, è molto semplice e molto dolce. Mi è sembrato giusto associarla a una ragazza che ha subito un affronto terribile per una stupida tradizione assolutamente estranea al nostro paese e ai paesi civili. Ho ritenuto opportuno dedicarle questa canzone semplice e un po' naif. È stata una scelta istintiva, mi è venuta in mente quella canzone che è tanto che non faccio dal vivo e appartiene alla mia giovinezza proprio per le sue parole.
Si è esibito diverse volte in Abruzzo, nel 2019 anche a Civitella del Tronto, che realtà ha trovato e che ricordi ha di questa regione?
In Abruzzo mi sono sempre trovato bene, è una terra bellissima e poi è al centro dello Stivale. C’è una natura splendida con queste colline infinite e il mare. E poi ho tanti ricordi culinari, gli arrosticini che da soli valgono il viaggio, e il vino Pecorino, un’altra delizia.