ARBORE: ABRUZZO PRIMO AMORE

5 Agosto 2017

Lo showman il 9 agosto a Francavilla: qui le vacanze più belle della mia vita

«A Francavilla cominciava la bellezza dell'Adriatico, prima di Pescara, Pineto, Roseto, Alba Adriatica. Cittadine gradevoli dal nome femminile, con i ristoranti sul lungomare, e voi nemmeno le apprezzate. L'Adriatico è il mare della mia giovinezza, l'ho riscoperto con grande piacere, un mare di spiaggia, che non fa paura. Sul Tirreno c'è il tramonto ma sull'Adriatico c'è l'alba. E io ricordo ancora la pesca a traina delle telline, alle prime ore del giorno, a Francavilla». Renzo Arbore dedica la cittadinanza onoraria di Francavilla ai genitori che, da bambino, lo portavano lì, «nel posto da loro prediletto», in vacanza al mare. Un consiglio comunale speciale per conferirgliela, è fissato nella mattinata di mercoledì 9 agosto, data del suo concerto con l'Orchestra Italiana in piazza Sant'Alfonso in apertura del Blubar Festival 2017. Diretta da Maurizio Malabruzzi, l'edizione numero 14 schiera cinque serate di all stars fino al 13 agosto, con Arbore e la sua Orchestra, Ron preceduto da Goran Kuzminac, la cover band ufficiale Pink Floyd Legend, Edoardo Bennato con la Nuova compagnia di canto popolare, per chiudere con Massimo Ranieri.
Arbore, per lei un legame che si rinsalda con l'Abruzzo?
«L'Abruzzo è nel mio cuore per tanti motivi sentimentali. Eravamo in 35 tra famiglia e parenti, partivamo per Francavilla con il treno accelerato e le valigie di cartone. Io avevo 5-6 anni e ci mettevo dentro fumetti e caramelle, ho un ricordo vivissimo di quelle vacanze, non avevamo ancora scoperto il mare di Manfredonia e affittavamo alcune casette a Francavilla. Quando ho potuto, sono tornato a rivedere quel lido e l'ho trovato irriconoscibile, una bellissima stazione balneare».
Il ricordo più nitido?
«La piazzetta vicino alla “Nave” dove, in braccio alla mia tata, udii ahimè la voce dagli altoparlanti che annunciava l'armistizio nel giubilo e stupore della popolazione, si pensò che la guerra era finita. Invece no. Tant'è che dopo l'arrivo dei tedeschi dovemmo rifugiarci a Lanciano e Chieti, città protette. Mio padre fu preso e poi rilasciato dai tedeschi. C'è poco da fare, quello di Francavilla sarà un concerto sentimentale».
Ci sarà spazio anche per il “Sentimento agricolo” del cabarettista 'Nduccio?
«'Nduccio verrà a trovarmi e faremo qualche pezzo insieme come è accaduto a Sulmona l'anno scorso. La sua generosità è formidabile, la sua grande ironia gli ha portato fortuna. L'ho voluto nel mio ultimo programma tv, “Meno siamo meglio stiamo”, e l'ho anche raccontato nel mio libro “Se la vita fosse una jam session”, e in quello di Vittorio Sindoni, O meu Abruzzo».
Cosa mangerà di abruzzese?
«L'agnello cacio e ovo. Mamma mia che bontà, è tra i piatti italiani che prediligo, anche quando fa molto caldo. Quindi, avvertite qualcuno di prepararmelo. E poi la ricottina sulle foglie di fico, ricordo della mia infanzia con il salame di fichi secchi. E la frittura di paranza, tutti quei pesciolini misti del mare di Francavilla».
Francavillese di sentimento, foggiano di nascita, ma anche napoletano. Di adozione.
«Proprio ieri su Rai 1 da Mollica raccontavo del rapporto con Napoli grazie alla mia famiglia. Dico che la canzone napoletana è patrimonio culturale del Paese. Sto facendo un accordo con l'università Federico II di Napoli affinché quelle canzoni immortali vengano studiate a scuola. La cultura meridionale parte da Napoli ma non dimentichiamo l'enorme talento di Benedetto Croce e quello di un altro grande abruzzese, Francesco Paolo Tosti, autore di canzoni napoletane meravigliose come A'Vucchella».