Arminio: «Il futuro sono le donne e il sud»

12 Aprile 2018

Il poeta oggi ospite dei Giovedì Rossettiani a Vasto: «Il tempo che sta per arrivare è il tempo dei paesi, la terrà è lì» 

VASTO. «Un’ipotesi minima di fratellanza e un invito alla letizia parlando di morte in chiave gioiosa, anche comica. Dare onore ai morti di paesi anonimi, sconosciuti, serve a ingentilire la nostra esistenza». Franco Arminio legge dal suo “Cartoline dai Morti” (edito da Nottetempo) questa sera al teatro Rossetti di Vasto, ore 21 (ingressi esauriti).
Lo scrittore irpino porta la sua parola visionaria, fulminante e commossa ai Giovedì Rossettiani che festeggiano la 10ª edizione con la poesia a teatro. Molto seguito sui social e nei tour letterari, Arminio, autore di molti scritti in prosa e in versi, maestro elementare (in aspettativa) e «paesologo di mestiere» è direttore artistico del festival “La Luna e i Calanchi” di Aliano (Matera), ha fondato la Casa della paesologia a Trevico (Avellino), è referente della Strategia nazionale per frenare lo spopolamento delle aree interne ed è in procinto di ricevere un nuovo incarico dall’Università di Camerino. Una sorta di guru, predicatore di un «nuovo umanesimo delle montagne», che mette al centro della sua indagine la qualità della vita e delle relazioni nei paesi dell’Italia interna, l’Italia della bellezza più remota e arretrata, che rischiava di andare perduta. Un pericolo scongiurato dal ritorno alla terra in atto.
Arminio, ci crede davvero?
Cerco di testimoniare, dare notizie incoraggianti. Dopo secoli, il pendolo della storia sta tornando al sud. Il tempo che sta per arrivare è il tempo dei paesi, la terrà è lì.
Lei sostiene che il mondo per salvarsi ha bisogno di sud e delle donne. Perché?
Per lungo tempo le donne hanno subito l’oltraggio dal mondo maschile, un fatto assurdo. Ora finalmente si vanno affermando nei ruoli pubblici esprimendo capacità e sensibilità proprie. Per secoli il centro del mondo è stato a nord, ma lo sguardo sta cambiando, c’è un clima di fiducia, l’agricoltura è in ripresa, il ritorno alla terra è una tendenza naturale, una vocazione del territorio. I paesi sono il futuro dell’Italia non luoghi in estinzione, il margine è più fecondo del centro. L’Italia interna è straordinaria perché disuguale nelle sue molte e piccole bellezze, un paesaggio solenne e commovente. Dobbiamo difendere questi posti, gli ulivi coltivati dai nonni sono la nostra identità e la nostra ricchezza.
Però viaggiare al sud è problematico, i collegamenti sono difficoltosi, le infrastrutture carenti, i servizi precari. E il rischio sismico è una costante.
Per il terremoto c’è poco da fare se non costruire e tenere gli edifici in sicurezza, tocca farsene una ragione, non possiamo emigrare. Occorrebbero politiche mirate ad attivare lo sviluppo dei territori più interni, un’attenzione che manca perché l'elettorato è scarso. Oggi esiste un progetto su aree pilota individuate, una per regione, lontano dai centri, dove mettere in atto nuove strategie di sviluppo, puntando sui servizi realizzati sul posto. Una visione dall’alto che fa leva su energie locali. Nel medio-lungo periodo ci saranno risultati, sono ottimista.
Conosce l'Abruzzo?
Ammiro la bellezza di Campo Imperatore. Amo l'Abruzzo di alta quota, i paesi più in alto mi sembrano più integri in quanto poco abitati, meno urbanizzati. Nell'Italia interna tra il Pollino e la Maiella mi sento a casa.
Da Bisaccia, il paese dov'è nato e vive, ad Amburgo, la scorsa settimana, per presentare la sua raccolta “Cedi la strada agli alberi” (Chiarelettere). “Posti interessanti, ma noi dovremmo proteggere di più i valori del sud” ha scritto sui social.
Al nord sono più spenti, anche se interessati a conoscere. Ma vado lo stesso per capire che aria tira.
Si sente un profeta, un rivoluzionario?
Profeta non direi. Faccio ciò che è necessario.
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