Audiard spiazza e convince Minervini narra l’altra America

22 Maggio 2015

CANNES. La pace impossibile di chi è in fuga dalla guerra: a raccontarla nella giornata di ieri della Croisette è stato il francese Jacques Audiard, in concorso a Cannes 68 con “Dheepan”, film...

CANNES. La pace impossibile di chi è in fuga dalla guerra: a raccontarla nella giornata di ieri della Croisette è stato il francese Jacques Audiard, in concorso a Cannes 68 con “Dheepan”, film sincero e lucido, come sempre capita alle opere di questo regista, già autore di film come “Il profeta” e “Un sapore di ruggine e ossa”. Dotato di una drammaturgia che costruisce bene i personaggi e li offre a una messa in scena profonda, mai banale, sempre adeguata, Jacques Audiard ha trovato questa volta ispirazione nello stesso protagonista del suo film, Jesuthasan Antonythasan, profugo cingalese in Francia, ex militare in fuga dalla guerra a 19 anni, giunto a Parigi come rifugiato politico dopo varie peripezie e qui impegnatosi nel campo sociale, mentre svolgeva svariati lavoretti e intraprendeva una apprezzata carriera da scrittore col nome di Shobasakthi. Dheepan, il personaggio che dà il suo nome al film, è interpretato da Jesuthasan Antonythasan sulla scorta della propria esperienza e Audiard mette a frutto questa verità in un film che sa gestire il dramma personale e lo scenario sociale con la sua solida rudezza ricca di umanità e di attenzione.

L’altra Italia del cinema, ovvero l’altra America raccontata da Roberto Minervini in “The Other Side”, ieri nella sezione Un Certain Regard. È lui il quarto italiano di Cannes 68, promessa – in realtà ormai certezza di cui andare molto fieri – di un diverso filmare italiano, che ha trovato il suo territorio di ricerca nell’entroterra statunitense, tra le maglie di un grande paese dalle grandi contraddizioni, dove mette in pratica il suo cinema documentario cercato a caldo nella verità spesso sconcertante di autentici outsiders. Questa volta Minervini si immerge nella palude umana di una Louisiana ai margini del sistema sociale americano, sostanzialmente una no man’s land popolata degli spettri di una società che finge di poterli ignorare. Ma loro esistono, eccome: stanno lì in un angolo, a respirare le loro vite a base di crack, alcol, disoccupazione, giornate bruciate nel fare nulla, amori tossici, famiglie sganciate, armi in giardino...