Banfi: vi presento le Vecchie canaglie

L’attore in sala con una commedia sulla terza età: «Siamo nonni pronti a tutto»
Lino Banfi torna al cinema in un ruolo da protagonista in “Vecchie canaglie”, una commedia sulla terza età nelle sale in questi giorni che affronta temi di attualità dove «si ride e si riflette», esordio alla regia dell’attrice e autrice Chiara Sani: «Un film», spiega l'attore pugliese, «per persone fragili e mi auguro si trovi lo spazio magari all’aperto anche per una proiezione gratuita per persone che vivono ai margini». Nel corso della presentazione alla Casa del cinema di Roma Banfi riflette: «Non ho mai ricevuto un David di Donatello, mi ha fatto piacere quello assegnato a Giovanna Ralli, ci potevano magari pensare prima, ma ho incontrato Papa Francesco che mi ha regalato un libro con una dedica: “Al mio amico Lino Banfi, nonno d’Italia”, dunque qualcosa avrò raccolto nella mia carriera. Dopo tante pellicole, tv, dopo aver fatto ridere – e non è facile farlo con garbo, senza urlare – mi piacerebbe», confessa Banfi, «fare un cattivo, Il Borghese Piccolo Piccolo di Sordi, magari riscritto su di me, o meglio un uomo mite, a cui ne fanno di tutti i colori, a un famigliare, una moglie, un figlio, una sorella, che diventa una belva e si vendica».
Il “nonno d’Italia”, in “Vecchie Canaglie” è a capo di una simpatica combriccola di vecchietti, si troverà suo malgrado a salvare la casa di riposo in cui vive dalle mire della cinica proprietaria, ritrovando, e facendo ritrovare, un’energia e un entusiasmo apparentemente sopiti. Una commedia piacevole ma anche avventurosa, con sfumature folli, che affronta in modo ironico ma delicato «il tema», dice, «di una terza età troppo spesso messa da parte dal ritmo frenetico della vita di oggi».
«Diventano dei piccoli delinquenti, ma sanno che vista l'età non sono perseguibili» ride. Il leader è interpretato da Lino Banfi che chiama il figlio dall’estero. Questi è un po’ un delinquente di professione, un cialtrone interpretato da Greg. Ad affiancarlo in scena ci sono anche Andy Luotto, Andrea Roncato, Pippo Santonastaso, Gino Cogliandro, Federica Cifola, Noemi Gherrero, Gianni Fantoni e la stessa Chiara Sani che ha scritto il film. Ma cosa fa questo gruppo di temerari? «Organizza qualcosa di rocambolesco, che permette loro di potersi salvare», racconta l’attore 85enne. «Si tratta di una sorta di fiaba, dove in modo comico facciamo luce sulle persone fragili che magari subiscono per anni e a un certo punto di ribellano. Così, dalla sottomissione passano alla reazione e questo permette di cambiare sé stessi, perché prendono consapevolezza di un’energia sopita da anni».
Sani confessa: «Avevo in mente una sorta di fiaba in stile comedy, in cui un gruppo di vecchietti rompe gli schemi e si ribella a una vita piatta e priva di stimoli all’interno di un ospizio. Nel filo invisibile che accomuna “Cocoon” e “L’erba di Grace”, ho dato vita a “Vecchie canaglie”, che trasforma i suoi protagonisti, vulnerabili e teneri vecchietti, in una banda pronta a tutto per riconquistare la dignità». Banfi ritiene che abbiamo passato e viviamo momenti difficili, ma invita tutti a tornare al cinema: «Senza la sala, il cinema è a rischio, con tutte queste piattaforme di cui non so neanche pronunciare il nome con l’età, poi mi confondo. Il cinema ti fa sognare, ti regala un momento di relax, e poi questo film è anche un insegnamento per i più giovani, nelle esperienze che ci mettono a dura prova, esistono gli strumenti per sdrammatizzare, per cambiare prospettiva, scoprire i veri amici e trovare soluzioni per prendere in mano la propria vita». Roncato sostiene si potrebbe farne una serie tv: «I giovani hanno la memoria corta, sappiamo al contrario che senza il passato non c'è futuro».

