Bellocchio: io, anarchico in corsa per l’Oscar

Candidato per l’Italia agli Academy Awards “Il traditore” con un superbo Favino nel ruolo di Buscetta
Mettere mano a un personaggio per certi versi cinematografico com'era Tommaso Buscetta (basti vedere le sue interviste a Michele Santoro) era un vero rischio che Marco Bellocchio si è preso con Il traditore, unico film italiano in concorso al 72° Festival di Cannes e ora in corsa per l’Italia agli Oscar.
In vista della 92ª edizione degli Academy Awards il film aveva come avversari italiani Martin Eden di Pietro Marcello, La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, Il primo re di Matteo Rovere e Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis.
«Sono contento di questa candidatura e devo ringraziare la commissione che l’ha decisa. Gli altri film erano altrettanto degni, ma è andata così. È una possibilità, una chiave per entrare nella grande gara. Non mi faccio illusioni, ma farò tutto il possibile per aiutare Il traditore in questo lungo cammino. Pur da vecchio anarchico pacifista e non violento, sento come un onore e una responsabilità rappresentare l’Italia in questa sfida», ha commentato Bellocchio, già stato designato nella rosa italiana, ma poi non candidato, nel 1968 con La Cina è vicina. Grande volano per Il traditore la superba interpretazione di Pierfrancesco Favino, come di tutto il cast, la ricostruzione fedele dell’epoca, il rispetto e la rivalutazione della lingua siciliana e, soprattutto, il mettere al centro la naturale teatralità, tragicità di personaggi degni di un’opera verdiana. Insomma si avverte la fascinazione che molto probabilmente Buscetta, il Boss dei Due mondi, «il fimminaro» per eccellenza, il mafioso vanitoso con tanto di etica rispetto al degenerato Totò Riina, ha avuto sul regista de I pugni in tasca. Una fascinazione melodrammatica, come è per questi personaggi ammantati di grandi sentimenti e che sfidano ogni minuto la morte, che giustifica sia il Va pensiero utilizzato da Bellocchio durante una sequenza, che il preludio del Macbeth di Verdi che riecheggia ben 2 volte a cui si aggiungono accenni di intermezzi operistici tra una scena e l'altra del film. Tutto parte nei primi anni '80. Buscetta fugge per nascondersi in Brasile e, da lontano, assiste impotente all'uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo: lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà la sua vita: incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l'eterno voto fatto a Cosa Nostra.
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