Benigni: «Il mio Geppetto è un padre protettivo»

L’attore premio Oscar e il regista Matteo Garrone hanno presentato “Pinocchio” al Festival di Berlino
BERLINO. «Si è vero, Pinocchio è un po’ un inno alla povertà, ma mio padre e mia madre, che sapevano leggere, me lo avevano fatto conoscere. Ma non avrei mai immaginato che sarei stato l'unico attore al mondo a fare sia Pinocchio che Geppetto, mi manca a questo punto solo la Fata Turchina».
A parlare così è un brillante Roberto Benigni che insieme a Matteo Garrone ha presentato ieri nella sezione Berlinale Special Gala il “Pinocchio” in cui interpreta Geppetto. E aggiunge poi il premio Oscar in conferenza stampa: «Certo ho lavorato con tutti, Federico Fellini, Marco Ferreri, Woody Allen, Jim Jarmusch e Bertolucci, ma lavorare con Matteo Garrone è tutta un’altra cosa, è talento puro. Una volta ha bloccato il set solo perché non amava il colore di una coperta. Garrone», sottolinea Benigni, «lavora con la precisione di Visconti e la povertà di Rossellini. Uno stile completamente italiano il suo. È vero che nella sua opera c'è Tim Burton, ma anche i nostri Macchiaioli». Sul web è virale un video in cui si vede un padre che in Siria fa credere alla figlia Selva che la guerra sia tutto un gioco, pur non avendo mai visto “La vita è bella”. Così replica Benigni: «Sono contento di questo. Vuol dire che certe cose accadono davvero. Un papà vero che fa? Protegge i suoi figli e Geppetto è il padre per eccellenza». Da lui il racconto di come Coppola gli aveva proposto di fare Pinocchio: «Ci siamo visti più volte e ne abbiamo parlato, ma poi non se n'è fatto nulla». «Roberto», dice invece Garrone, «ha dato verità a Geppetto anche grazie alla sua grande umanità ed enorme generosità. Ho cercato di sorprendere il pubblico per fargli scoprire il testo originale e ho lavorato anche sui disegni originali di Mazzanti. Insomma», continua il regista, «il mio Pinocchio è un film nato per il pubblico dai piccoli ai grandi. E questo l'ho fatto con Massimo Ceccherini che mi ha aiutato nella sceneggiatura con la sua anima di uno che non cresce mai come me, di uno che ama restare bambino. Ceccherini mi ha aiutato nelle dinamiche comiche senza sovrastrutture intellettuali».
Chi era Pinocchio? «È una storia senza tempo che parla molto dell'Italia, anche attraverso allegoria di animali, e di tutti noi». Sulla sua partecipazione a Sanremo e sulla sua presenza a Berlino conclude Benigni: «sono passato dalla cosa più italiana a quella più internazionale».
