Bob Dylan verso gli 80 annifesteggiato da libri e concerti

NEW YORK. L'artrite non gli permette di tenere in mano la chitarra, così suona appoggiandosi al pianoforte elettrico. Ma anche la voce, che David Bowie descrisse come «sabbia e colla», non è più...
NEW YORK. L'artrite non gli permette di tenere in mano la chitarra, così suona appoggiandosi al pianoforte elettrico. Ma anche la voce, che David Bowie descrisse come «sabbia e colla», non è più quella di una volta tanto che nell'ultimo album «Rough and rowdy ways» più che cantare, Bob Dylan declama i versi delle sue più recenti canzoni. Se però l'appuntamento degli 80 anni si avvicina - la data è il 24 maggio - l'età non ferma il genio. «Rifiuta di far imbalsamare la sua carriera», ha scritto Paul Morley. L’eredità culturale del cantante premio Nobel per la Letteratura è enorme.
Intanto si preparano i festeggiamenti: Patti Smith, che nel 2016 andò a Stoccolma a ritirare il Nobel a suo nome (e si impappinò, commossa, mentre cantava “A hard rain’s a-gonna fall”) celebrerà Dylan il 22 maggio allo Spring Festival del Kaatsbaan Cultural Park. Festa anche a Duluth, dove Dylan nacque 80 fa, mentre nella vicina Hibbing, dove la famiglia si trasferì dopo che il padre Abram Zimmermann, colpito dalla polio, aveva perso il lavoro, i piani per un monumento nel cortile del liceo dove Bob si diplomò nel 1959 sono tuttora “blowing in the wind” (travolti dal vento).
Al centro delle celebrazioni è anche la pubblicazione di tre nuovi libri e una riedizione: “You lose yourself you reappear» di Morley in libreria in aprile, è una «risposta personale» a un personaggio enigmatico e trasformista, mentre il biografo Clinton Heylin tornerà a esaminare gli anni formativi in “The double life of Bob Dylan”. Sean Latham, professore all'University of Tulsa e capo dell'Institute for Bob Dylan Studies creato grazie all'acquisto di oltre centomila cimeli dylaniani direttamente dall'artista, manderà alle stampe il 30 aprile “The world of Bob Dylan” con un'antologia di nuovi saggi accademici, mentre “Bob Dylan: no direction home» del 1986 del giornalista del New York Times e amico Robert Shelton verrà aggiornata e ripubblicata: l'autore è morto nel frattempo.
Elusivo come sempre e bloccato nella casa di Point Dume a Malibu da quando un anno fa il Covid gli ha impedito di andare in Giappone per una nuova tappa del tour, difficilmente il festeggiato marcherà la ricorrenza in pubblico.
Ma Dylan ha abituato i fan ad aspettarsi l'inaspettato: come quando nel 1965 «suonò elettrico» a Newport o, più di recente, si è messo a produrre il whiskey «Heaven's Door». O quando ancora ha prestato le sue canzoni iconiche per spot di Apple, Cadillac, Pepsi, Budweiser, Ibm e addirittura alla catena di intimo Victoria’s Secret. Quest'ultimo, girato nel 2004 in Piazza San Marco a Venezia, contiene l'unica apparizione del cantante in una pubblicità: Dylan “beato”, sullo sfondo del Canal Grande, con la supermodella-angelo Adriana Lima, mentre suona la canzone “Love Sick” dall'album del 1997 “Time out of mind”.
