“Borgo dei Teatri”: da Silone a Van Gogh

29 Luglio 2021

Cinque spettacoli ad agosto nella rassegna di contemporaneo ideata da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini

TREGLIO. Prende il via il 3 agosto “Borgo dei Teatri”, prima edizione di un festival di teatro contemporaneo ideato e diretto da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini del Teatro del Sangro/Teatro Studio Lanciano-Vasto. Cinque spettacoli di qualità per cinque serate dedicate al teatro contemporaneo italiano, un progetto sostenuto dal Ministero della Cultura, Regione Abruzzo e dal Comune di Treglio. Palcoscenico nel parcheggio di via Abbazia a Treglio o in caso di pioggia al Teatro Studio. L’ingresso è libero con prenotazione (340.9775471).
Si inizia martedì 3 con “Ubu Brat” della compagnia friulana Brat Teatro. “Ubu Roi” è una satira grottesca che a fine Ottocento ebbe in Francia un successo strepitoso. La storia tragica e farsesca dell’ascesa e caduta di Padre Ubu è carica di allegorie e riferimenti all’epoca, ma in qualche modo, grazie alle molte versioni e riscritture dello stesso autore Alfred Jarry, è diventata un testo classico del teatro, universale nella sua fotografia dell’avidità umana e straordinario nell’uso del linguaggio e dei meccanismi teatrali, che ne fanno un precursore del surrealismo e del teatro dell’assurdo. Brat rilegge il testo per mezzo della potenza evocativa del teatro di maschera, che riesce a ricreare gli spazi e le situazioni grazie al gioco, alla fantasia e alla follia.
Mercoledì 4 andrà in scena “Regina Madre” di Manlio Santanelli, produzione Tsa. Lo spettacolo, Premio Idi 1984, è stato rappresentato in tutta Europa, e ha visto negli anni allestimenti importanti realizzati con attori del calibro di Regina Bianchi, Roberto Herlitzka, Isa Danieli, Nello Mascia, Milena Vukotic, Antonello Avallone, per arrivare all’ultima messa in scena fatta da Carlo Cerciello (2018) con Fausto Russo Alesi e Imma Villa. Angelucci Marino e Rossella Gesini si misurano con questo testo lavorando con due maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione. Due figure archetipe. Il 5 agosto sarà la volta di “Il Segreto” tratto dall’opera di Ignazio Silone, regia ed interpretazione Gabriele Ciaccia del Teatro dei Colori di Avezzano. “Il segreto di Luca” fu scritto nel 1956. All’origine del romanzo c’è l’esperienza personale dello scrittore. È la storia di un caso giudiziario. Andrea Cipriani, esiliato, torna al suo paese, Cisterna dei Marsi, dopo la liberazione. Tutti ritengono che voglia preparare le nuove elezioni e presentarsi candidato, ma i suoi programmi subiscono un brusco mutamento. Incontra Luca Sabatini, un ergastolano graziato dopo 40 anni, condannato per non aver voluto rivelare dove si trovasse la notte in cui un uomo era stato ucciso per rapina. Il monologo è una riflessione con lo sguardo di Andrea Cipriani nel percorso conoscitivo di una vicenda umana tra le più forti dell’universo siloniano. Una storia dell’eroismo del silenzio e della coscienza.
Il 7 arriva da Foggia lo spettacolo “Vincent” di e con Leonardo Losavio produzione Teatro dei Limoni. Si legge nelle note di regia: «Vincent Van Gogh: un personaggio conosciuto che pochi conoscono davvero. Un’icona della pittura per molti ridotta a poche misere parole: quello dei girasoli o l’artista pazzo che si è tagliato l’orecchio. Basterebbe soffermarsi sullo sguardo di uno dei suoi autoritratti per capire che Vincent è molto di più. Il nostro legame è nato così, con uno sguardo, e poi le prime parole, e poi la sua vita, come un fiume che sborda oltre le mille pagine che non basterebbero a contenerla». Infine l’8 agosto la compagnia VulìeTeatro di Caserta chiuderà il festival con “Mine” di e con Michele Brasilio, Marina Cioppa. VulìeTeatro è una compagnia under 35 fondata da Marina Cioppa, Stefania Remino e Michele Brasilio. Si muovono nel teatro contemporaneo. Durante la trasmissione “Mine” il presentatore Gabriele Rossi insieme alla dottoressa Benedetta Vizzicari e con supporto di contributi video, dimostrerà come e perché il rapporto di coppia sia un melodramma inutile. Obiettivo della trasmissione televisiva è l’abbandono del bigottismo a favore di una maggiore apertura mentale, perché non c’è bisogno di fare tante storie per farsi una storia. Si interpreteranno i conflitti psichici che nascono quando si è in coppia e come senza amore la coppia può esistere con individualità e unicità, che sono i soli valori fondamentali per l’essere umano: fermarsi prima di dirsi “ti amo” significa preservare la propria vita.