Boulez lo sperimentatore

7 Gennaio 2016

Il musicista è morto a 90 anni. Collaborò anche con Zappa

PARIGI. Maestro del serialismo, instancabile sperimentatore del linguaggio musicale guidato da una curiosità che da Olivier Messiaen, suo mentore al Conservatorio di Parigi, lo condusse fino a dirigere un genio irregolare e non etichettabile come Frank Zappa. Pierre Boulez, il musicista e musicologo francese motto, ieri, a 90 anni, è stato uno dei giganti della musica contemporanea, ne ha esplorato gli orizzonti, ne ha dilatato i canoni per aprire vie nuove alla composizione. In questo senso va letta anche la sua generosa attività di interprete, documentata da decine di incisioni che attestano l’originalità e profondità delle sue letture soprattutto di Bartok, di Mahler, di Shoenberg, di Berg, di Stravinski, ma anche di Debussy e di Ravel, scavati nella loro profondità di antesignani di quell’innovazione che Boulez non si è stancato mai di ricercare.

Nei teatri di tutto il mondo, ha firmato numerose prime esecuzioni assolute di compositori contemporanei, a cominciare al suo insegnante Messiaen e poi Stravinsky, Kolb, Carter, Birtwistle, fino a Frank Zappa al quale commissionò lui stesso un brano per orchestra e che poi diresse, nel celebre disco «The perfect stranger» con l’Ensemble Intercontemporain. Uno dei frutti della sua attività con l’Ircam, l’Institut de recherche et coordination acoustique/musique, da lui fondato nel 1976. Una creatura che nel nome rispecchia le teorie di Messiaen sulle relazioni tra musica e suono, sfociate nelle partiture del “Canto degli uccelli”. Boulez continuerà a guidare l’Ircam fino al 1992, facendone un laboratorio di innovazione musicale.

Da compositore, Boulez ha scritto fin dall’inizio, in simbiosi intellettuale con Karlheionz Stockhausen e Henri Pousseur, per espandere la tecnica seriale all’intera struttura del linguaggio musicale, radicalizzando il puntilismo di Anton Webern. Il catalogo delle sue opere è vasto quanto quello delle sue incisioni, impregnato di uno sperimentalismo mai fine a se stesso ma sempre rigoroso e consapevole. A partire dal “Dialogue de lombre double”, che prescrive un clarinetto dal vivo, raddoppiato da un altro registrato, o alle sonate per pianorte e le polifonie, fino a “Le visage nuptial”, a “Tombeau”, ai “Domaines”, al “Rituel in memoriam de Bruno Maderna”.

Capitoli di un’evoluzione inesausta della tecnica compositiva, perché, come ha detto Boulez stesso in un’intervista a Mario Campanino: «Una poetica si esprime attraverso la tecnica. Essa non può assolutamente esistere senza tecnica; una vera “poetica”, voglio dire».

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