Cafiso alla Feltrinelli di Pescara «Il jazz mi ha scelto da piccolo»

PESCARA. La presentazione dei suoi ultimi tre album (raccolti in un cofanetto) ma anche un piccolo concerto: è quello che Francesco Cafiso proporrà, oggi a partire dalle 18, nella libreria...
PESCARA. La presentazione dei suoi ultimi tre album (raccolti in un cofanetto) ma anche un piccolo concerto: è quello che Francesco Cafiso proporrà, oggi a partire dalle 18, nella libreria Feltrinelli in via Milano a Pescara.
Siciliano di Vittoria in provincia di Ragusa, 26 anni fra un mese, Cafiso è un sassofonista jazz che con Pescara ha un rapporto particolare. Infatti esordì al Pescara Jazz quando aveva solo 13 anni, nel 2002, in coppia con il pianista Franco D’Andrea. Il grande trombettista americano Wynton Marsalis lo ascoltò, quella sera d’estate al teatro D’Annunzio, e lo invitò a suonare con il suo gruppo nel tour europeo dell’anno successivo. Da allora il suo successo mondiale non ha conosciuto pause. Nel 2009, Cafiso si è esibito davanti al Presidente alla festa di insediamento di Barack Obama.
“3” è il titolo del cofanetto composto da tre disci (Contamplation, La banda e 20 cents per note) che Cafiso presenterà oggi alla Feltrinelli, eseguendone alcuni brani in coppia con il pianista Mauro Schiavone. «Ho deciso di pubblicare tre dischi in contemporanea perché sono la fotografia della mia musica, del mio modo di viverla e sentirla in questo particolare momento della mia vita», racconta al Centro, Cafiso. «Ogni album, a suo modo, rappresenta una parte di me: la mia spiritualità, il legame con la mia terra, l’indole jazzistica che non mi abbandona mai».
Perché tre dischi insieme?
«Perché ho scritto questa musica nello stesso periodo: sono come tasselli dello stesso puzzle».
Scomparsi i grandi del Novecento, che pubblico ha oggi il jazz?
«Il mio è eterogeneo. Sempre più giovani si avvicinano a questa musica. Lo vedo anche come direttore del festival jazz di Vittoria, il mio paese».
Lei come si è appassionato al jazz da piccolo?
«Con il sassofono. Posso dire che è stato il jazz a scegliere me».
Il primo disco ascoltato?
«Una compilation di musicisti jazz».
Qual è il musicista che l’ha influenzato da ragazzo?
«Il mio punto di riferimento è stato Phil Woods. Poi oviamente Charlie Parker».
Se potesse portare un solo disco su un’isola deserta quale sceglierebbe?
«Vorrei dire uno mio...».
Non si può.
«E allora dico “Alegrìa” di Wayne Shorter».
(g.d.t.)
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