Cannes, l’Italia si aggrappa a Sorrentino

25 Maggio 2024

Stasera la chiusura, il regista napoletano in corsa con Parthenope

CANNES. Il seme del fico sacro (The Seed of the Sacred Fig) del regista iraniano Mohammad Rasoulof scompiglia il Totopalma di questa 77ª edizione del Festival di Cannes che si chiude stasera, perché perfetto per entrare nella zona alta del Palmares. Vale a dire: è un pugno allo stomaco al regime iraniano, è diretto da un regista appena fuggito da quel paese, è femminista ed è anche bello. Difficile insomma che possa essere trascurato dalla giuria presieduta da Greta Gerwig e composta da otto membri tra cui il nostro Pierfrancesco Favino. A parte Rasoulof restano in corsa: Emilia Perez di Jacques Audiard, The Substance di Coralie Fargeat, Caught by the Tides di Jia Zhang-Ke, Bird di Andrea Arnold e il nostro Paolo Sorrentino con Parthenope. E poi, fuori classifica, c'è Francis Ford Coppola e il suo Megalopolis che meritano un discorso a parte. È l'unico dei tre maestri in campo, vale a dire Schrader e Cronenberg, a mostrare di essere davvero giovane a ottantacinque anni. Non solo, ha rischiato i suoi soldi per girare un film voluto da quarant'anni per mettere su un action-painting-movie discutibile, ma modernissimo. Ovvero un film genialmente sconclusionato con un'idea di futuro e un parallelo niente male tra due imperi in decadenza: quello Romano e quello Usa. Si può non dare un premio a Coppola? Impossibile, in caso si metterà mano a un premio speciale. Emilia Perez di Audiard è invece nella rosa dei film da Palmares quello che ha messo d'accordo tutti, critici francesi e internazionali. La storia di questo boss dei cartelli messicani che vuole diventare donna è geniale ed è bravissima, da Palma, l'attrice transgender Karla Sofía Gascón che lo/a interpreta. C'è poi anche The Substance di Coralie Fargeat. Caught by the Tides di Jia Zhang-Ke corre invece con la poesia di un Paese come la Cina contemporanea capace di medioevo come di robotica. Parthenope di Paolo Sorrentino, infine, pur avendo diviso la critica, a parte il sostegno che non mancherà da parte di Favino, ha dalla sua la bellezza delle immagini di un regista esteta che non sbaglia un'inquadratura, anche se l'essenza profonda della cultura napoletana è forse difficile da comprendere anche per gli stessi napoletani.