Carla e Silvio, insieme per allegria e amore del teatro

TERAMO. L'amore per lo spettacolo e un'avventura per allegria: questo è il sodalizio tra Silvio Araclio e Carla Piantieri. Raccontarlo significa rievocare le vicende del Teatro spontaneo di ricerca a...
TERAMO. L'amore per lo spettacolo e un'avventura per allegria: questo è il sodalizio tra Silvio Araclio e Carla Piantieri. Raccontarlo significa rievocare le vicende del Teatro spontaneo di ricerca a Teramo e di Spazio Tre, l'associazione culturale e compagnia teatrale di cui Carla è presidente e Silvio direttore artistico e regista. Dai loro discorsi, in un rimbalzo complice di ricordi e progetti, risate, rimbrotti, amarezze, iperboli, emergono l'amore, nonostante tutto, per Teramo e il teatro, e un affastellarsi di nomi, personaggi, spettacoli.
L'incontro tra Silvio e Carla avviene all'inizio degli anni Settanta sotto la sigla di Teatro Come, successore nel 1973 del Teatro Sperimentale Teramo, gruppo nato nel 1968.
«Con Teatro Come stavamo allestendo “Cuore di pietra” di Luciano Paesani, per la mia regia, quando apparve Carla. L'amicizia sbocciò subito», esordisce Araclio. «Frequentavo un corso di teatro a Giulianova insieme ad Adele Ioannoni e Paolo Araclio, fratello di Silvio. Fu Paolo, che con Silvio e Luciano era già nel Tst, a portarmi nel Teatro Come», spiega Piantieri. «Nel gruppo c'erano anche Fabrizio Trubiani, Raffaele Lopez, Lucia Pompei, Maurizio Nardi ed Elvano Alberico», rammenta Silvio. «Facemmo diverse riunioni per affidare i ruoli. Carla, con la sua prepotente bellezza e personalità, ebbe subito il ruolo della fascinosa soubrette Met, una specie di Wanda Osiris con una bocca alla Wally Simpson, vestita di paillettes e veli, con scarpe alte di sughero e strass fatte apposta. Giulio Baffi s'innamorò dello spettacolo e ne scrisse meraviglie su Paese Sera». «Portammo “Cuore di pietra" a Pescara al Festival dei teatri sperimentali, dove fu il lavoro con più successo», aggiunge Carla «Un trionfo. A Pescara ci videro critici di testate nazionali e per loro diventammo l'attrice e il regista per antonomasia in Abruzzo».
In seguito, Teatro Come si scioglie e nasce nel 1977 Spazio Tre, terza avventura teatrale, erede in linea retta degli altri due gruppi. Spettacolo di debutto “Ubu re” di Jarry, nuovo successo di rottura come poi “Il drago” di Schwarz, recensiti a livello nazionale. «Dentro Spazio Tre con me, Carla, Maurizio ed Elvano, c'erano Angelo Fantini e Gianni Macè, che ci seguirono dal Teatro Come». L'idea di fondare Spazio Tre fu di Silvio e Carla, due primedonne. «All'epoca ero molto primadonna. Come Silvio», ride Carla. «Carla si faceva portare le valigie...». «Io ed Elvano arrivavamo all'ultimo momento, quando tutto era pronto, e fuggivamo prima che si smontasse».
«Due star. Appena arrivava, Carla intimava: pulite il palcoscenico», fa Araclio e le risate dei due amici si accavallano alle parole. «A ogni spettacolo trenta-quaranta repliche nel Centro Italia, e tournée estive nei camping, nelle piazze, nelle fabbriche, grazie a enti che funzionavano bene con responsabili illuminati, l'Ente provinciale turismo e il suo presidente, Mario Bucciarelli, il Centro servizi culturali e il suo direttore Ignazio Arrivas».
Edoardo Tiboni un'altra figura importante: «Quando era a capo della Rai di Pescara ci chiamò per lavorare come attrice e regista in una serie di radiodrammi, come “Il viaggio di Alice”, trasmessi dalla radio pubblica».
Mai una gelosia in questo rapporto strettissimo? «Mi sono ingelosito quando Carla ha lavorato nel 1976-77 per il Tsa e Calenda. Sono possessivo e mi sentii abbandonato. Il nostro è un rapporto viscerale, di complicità estrema. Ci rimasi male. Poi, per fortuna, partii per il servizio militare».
«Per me non fu un tradimento, ma un gioco», protesta Carla. «Però rimasi delusa dal mondo del professionismo. Inoltre, avevo vinto il concorso all'Inps. Calenda mi rimproverò di non aver scelto il teatro e lasciato l'Istituto. Aveva ragione. Tuttavia, finito il contratto col Tsa, tornai a Spazio Tre, che mi apparteneva di più».
Nessuna gelosia dei rispettivi partner? O di quanti hanno gravitato intorno ai due soli? «Mio marito Antonio è stato geloso di Silvio. Ora non più. E tutte le persone presenti a Spazio Tre sono state gelose del nostro rapporto». Araclio: «Invece tutte le persone che mi sono state vicine hanno amato Carla e sono diventate sue amiche».
Capitolo pregi e difetti. «Carla ha sempre avuto la capacità e il coraggio di mettersi in gioco in scena, nonostante la provincia. Contemporaneamente al teatro e al lavoro ha messo su una famiglia. Poi però è orgogliosa fino all'intrattabilità. Le porto un grande affetto. Il suo miglior pregio è che c'è. Anche quando è stata lontano per impegni familiari e lavorativi io l'ho cercata, le sono corso dietro».
«E a me è piaciuto essere cercata. Molte cose le ho fatte perché lui mi ha trascinato, col suo coraggio e creatività. Ad esempio la scuola di teatro per ragazzi, la prima in Abruzzo. Un difetto di Silvio? Si prende sempre troppo sul serio. Ma sa anche farsi perdonare, sa riconquistare il rapporto».
Decenni di successi e gioie, per spettacoli e per rassegne come MaggioFest e Scena d'autunno. E amarezze. Nel 1987 il momento più difficile, «quando abbiamo perso la sede di vico degli Ulivi, che avevamo occupato alla nascita di Spazio Tre. Nel 1977 entrammo rompendo il vetro di una finestra. Per tre anni siamo stati senza sede, nonostante le promesse del Comune e una raccolta di 800 firme», dice Araclio. E Piantieri aggiunge: «Altro momento buio quando l'attuale sede di via Cona è andata all'asta. Per evitare di essere defenestrati ancora una volta, per di più in tarda età, l'abbiamo acquistata di tasca nostra. All'asta un tale rilanciava continuamente, io e Silvio eravamo disperati». Un dramma, raccontato con un'enorme risata.
«Altra delusione quando il Teatro Popolare non ci rinnovò l'ospitalità dopo aver accolto il nostro “Giallo cromo”», puntualizza Silvio «Ma molti ci hanno aiutato, come l'artista ed ex partigiano Mario De Nigris, che ci ha sempre aperto le porte della Fratellanza Artigiana, da “Cuore di pietra” a “La tempesta” a “L'insostenibile leggerezza dell'essere”».
Il sogno è un nuovo spettacolo insieme. Intanto Carla è tornata a recitare per Silvio nel pirandelliano “All'uscita”, con Bartolomeo Giusti e Carlo Orsini, storico attore di Spazio Tre. Un'ebbrezza da rinnovare. Per amore del teatro e per allegria.
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