la polemica

Carmine Amoroso: tolti i soldi previsti al mio film, troppo scomodo

11 Aprile 2026

Escluso dal MiC il progetto dello sceneggiatore lancianese di “Parenti serpenti”:

«La mia storia parla della condizioni degli omosessuali sotto il fascismo»

Hanno scatenato la protesta nel mondo del cinema, oltre che nell’opposizione parlamentare, le sconcertanti decisioni della commissione ministeriale che assegna i contributi selettivi al cinema. Il caso più eclatante è l’esclusione dai fondi statali del documentario Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, ma dalla lista di finanziamenti del ministero della Cultura, pubblicata sul sito del MiC il 3 aprile, è stato escluso anche il progetto dello sceneggiatore e regista Carmine Amoroso Attenti al lupo. Lancianese, Amoroso è autore della pluripremiata sceneggiatura Parenti serpenti per il film di Mario Monicelli e dell’omonima pièce teatrale, e ha scritto e diretto i film Come mi vuoi con Monica Bellucci e Vincent Cassel e il documentario Porno & Libertà, Nastro d’argento 2017.

Amoroso, cosa racconta “Attenti al lupo” e perché fa così paura?

«Durante il fascismo centinaia di omosessuali vennero arrestati e mandati al confino nelle isole. Nel mio film tutto prende origine dal gruppo di omosessuali catanesi che nel 1939 furono prelevati e portati alle Isole Tremiti. La storia racconta la forte amicizia e poi amore tra Giovanni, un giovane catanese, e un ebreo polacco, il medico Karl, anche lui internato, personaggio realmente esistito. Un film che tratta di omosessuali sotto il fascismo può dare fastidio in questo momento. Al ministero hanno preferito buttare 90mila euro di soldi pubblici pur di non farmelo fare. La mia paura era che mi dessero poco, ma addirittura bocciarlo completamente... Parliamo della bocciatura di un film presentato dalla Kavac, società di Simone Gattoni e Marco Bellocchio, una delle più serie in Italia».

Quindi il progetto era stato inizialmente finanziato?

«Il film aveva avuto già due passaggi precedenti con altre commissioni del MiC per i finanziamenti selettivi, che avevano assegnato prima 20mila euro per la sceneggiatura, evidentemente ritenendola valida, e poi in un successivo passaggio in un’altra sezione e con un’altra commissione era stato dato un ulteriore finanziamento di 70mila euro per la pre-produzione, cioè sopralluoghi, cast, organizzazione della produzione. Questi due passaggi presupponevano l’ulteriore ultimo step del finanziamento alla produzione, che ci è stato invece negato annullando in pratica le valutazioni delle due commissioni precedenti. Ciò implica un danno alla nostra produzione ma pure un danno erariale, i 90mila euro di fondi erogati, finalizzati alla realizzazione del progetto. Inoltre i tempi ordinari si sono allungati tanto, le domande sono state fatte otto-nove mesi fa e alcuni film sono stati intanto realizzati, come il documentario su Giulio Regeni. E le scelte di finanziamento fatte sono uno scandalo».

Dalla vicenda di Regeni alla storia degli omosessuali al confino, pensa ci sia un disegno dietro i finanziamenti negati?

«Ci troviamo di fronte a un’incompatibilità con l’orientamento politico di destra della commissione, la motivazione principale del diniego attiene all’aspetto ideologico-politico, non è né un motivo artistico, già valutato, né economico. Sono logiche estranee alla qualità artistica e al valore culturale e tecnico dei progetti. Per loro alcuni argomenti è meglio non trattarli, ditemi voi se questa non è censura».

Cosa farà ora?

«Non so come ci muoveremo. L’unica che potrebbe far muovere le cose è Rai Cinema, ma se un fondo è negato da un ministero è difficile il suo coinvolgimento nella coproduzione. In Italia la produzione funziona così: si parte dal ministero, poi Rai Cinema, poi una Film Commission. La Regione Puglia aveva già dato la disponibilità e pagato una parte dei sopralluoghi fatti. Speravo di riuscire a coinvolgere anche la Regione Abruzzo e la sua Film Commision, girando parte del film in Abruzzo, anche per un fatto affettivo».

A proposito di produzioni italiane, cosa pensa dell’assenza di nostri film in concorso a Cannes?

«Siamo di fronte a una crisi culturale terribile, ma c’era da aspettarselo. Non possiamo reggere il confronto internazionale coi soliti 5-6 registi: Moretti, Sorrentino, Martone, Garrone, Rohrwacher. Non è possibile che la nostra cinematografia possa contare solo su loro a livello internazionale, dovremmo averne cinquanta. A parte il cinema locale di Zalone, il cinema è quello internazionale dei festival e lì siamo in minoranza».

Ha insegnato a lungo nel Centro sperimentale di cinematografia. In Italia cosa si fa per promuovere i giovani aspiranti cineasti?

«Alcuni miei ex allievi stanno andando avanti nel mestiere, come Paolo Santamaria in Abruzzo. In Italia non si fa niente per promuovere i giovani autori, dopo le scuole li si lascia al loro destino, alle loro conoscenze, gli si insegna a entrare in qualche cricca, mi spiace dirlo ma è così».