Catalogo generale delle opere di Francesco Paolo Michetti

12 Aprile 2019

Il libro raccoglie circa mille fra quadri e disegni del grande pittore abruzzese La presentazione a Chieti: incrocio di destini che non dobbiamo lasciarci sfuggire

Alla vigilia del passaggio a «nuova entità» per incorporazione da parte della Fondazione Banco di Napoli, Palazzo de Mayo, ex Carichieti Fondazione Chieti – Abruzzo e Molise, riscopre la storica vicinanza con la cultura partenopea (lo stesso Palazzo a Chieti era proprietà della nobile famiglia napoletana de' Mayo) e nel repechage celebra il genio, la statura di Francesco Paolo Michetti, l’ artista (originario di Tocco Casauria) che «come un barbaro» ha dipinto le bellezze abruzzesi. E, semplificando le linee dall’eccesso e dall’inutile, ha traghettato il suo Abruzzo e l’arte italiana nel XX secolo. Un genio indiscusso, irripetibile e complesso, estremamente innovativo per i suoi tempi ottocenteschi, protagonista di una vicenda artistica che si è abbeverata negli anni della formazione a Napoli capitale del Regno: «Con Michetti ancora un incrocio di destini che non dobbiamo lasciarci sfuggire, la congiuntura è favorevole, non possiamo più tenere in sordina un tesoro ricco di storia e di arte come Palazzo de’ Mayo, le potenzialità sono infinite». Parole appassionate quelle del neo prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, casertano di origine, e di Vincenzo Mezzanotte, partenopeo, consigliere generale di Fondazione Banconapoli intervenuti, mercoledì scorso a Chieti, alla presentazione (seconda dopo Roma) del volume “Francesco Paolo Michetti. Catalogo Generale” nella Sala Luigi Capozucco in Palazzo de’ Mayo.
Frutto di dieci anni di lavoro d’equipe, il catalogo (Silvana Editoriale, 2018, 400 pagine) curato da Fabio Benzi, Gianluca Berardi, Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè, promosso dall'Archivio dell'Ottocento Romano con il sostegno della Fondazione Chieti - Abruzzo e Molise e il supporto logistico della Galleria Berardi, il libro rappresenta un imprescindibile strumento di chiarezza critica, si è sottolineato, che fissa il corpus delle opere pittoriche e grafiche e ripercorre la parabola umana e artistica di Michetti, punteggiata da prestigiosi incarichi, onorificenze e successi nazionali e internazionali.
Se Napoli, Parigi e Roma costituiscono i tre vertici del suo percorso di affermazione, è l'Abruzzo, stretto tra montagne e mare, la principale fonte d'ispirazione dell’artista toccolano. La natura del suo Abruzzo e della sua gente sono i protagonisti di un grande poema ciclico e simbolico di vita e morte che si compone nel tempo e che, pur nell'evoluzione della forma, risponde all'esigenza mai tradita di penetrare l'essenza della realtà.
Completato da importanti apparati biobibliografici - all'interno del volume vi sono anche una presentazione di Roberto Lucifero, discendente di Francesco Paolo Michetti, e un saggio di Francesco Parisi- il Catalogo contribuisce a restituire pienamente all'artista una posizione centrale tra i maestri europei.
«Questo catalogo ragionato», ha raccontato Benzi, «è un lavoro di indagine critica e scientifica mirato a riconoscere nell’immenso corpus di opere quelle autentiche tanto è stato alacre il lavoro di imitatori e falsari intorno all’opera di Michetti. Lo studio di questo artista si è pertanto rivelato di grandissima difficoltà, ciononostante il Catalogo è di scorrevole lettura anche per i semplici appassionati».
Sono circa mille le opere raccolte ma si tratta solo del primo volume, ha annunciato il curatore, in quanto nuove opere dell’artista sono in corso di raccolta e catalogazione. Nato come pittore internazionale, Michetti ebbe enorme fama in vita e dall’Abruzzo sarebbe stato «risucchiato», «provincializzato». In realtà, l’Abruzzo forte e gentile rappresenta l’ultimo posto per identificare l’artista, pur ritiratosi negli ultimi anni nel “Conventino” di Francavilla lasciando molti lavori non finiti. Cosa che favorì le molte falsificazioni, conclamate e non. Ciò nonostante, Michetti resta un artista imprendibile, la sua pittura «vibrata, effervescente, ricca, corposa, grassa», come ha detto Francesco Leone dell’Università d’Annunzio, mal si presta a tentativi di replica. Michetti usa il vero per scardinarlo, andare oltre e accogliere la profondità della realtà. «Capì», si legge nel volume, «che si poteva entrare nella scorza del reale, restituire l’epos dell’antico Abruzzo dando più spessore al colore, veri e propri grumi, dando minore profondità spaziale, così scardinando il sistema di fare pittura, invitando a riflettere sui luoghi della visione. Finalmente con D’Annunzio si comprenderà il linguaggio nuovo dei suoi pastori».
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