Cavani vince il Leone d’Oro «La mia seconda giovinezza»

28 Marzo 2023

Alla 90enne regista il premio alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia Da poco ha finito il suo nuovo film: «Sono felice, è una bellissima sorpresa»

ROMA. Va alla regista Liliana Cavani il Leone d'oro alla carriera dell'80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. «Sono molto felice e grata alla Biennale di Venezia per questa sorpresa bellissima», dice Liliana Cavani direttamente dagli Usa dove partecipa ad una tre giorni di studi che l'Università di Princeton le dedica. La regista, 90 anni compiuti il 12 gennaio e festeggiati con tutti gli onori al ministero della Cultura con tanti amici e colleghi, da Marco Bellocchio a Paolo Virzì, Pupi Avati, Paolo Sorrentino, Michele Placido, ha terminato il suo nuovo film “L'ordine del tempo”, basato sul romanzo del fisico Carlo Rovelli (Adelphi) e interpretato da Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Valentina Cervi e Richard Sammel che con ogni probabilità sarà presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia (30 agosto - 9 settembre). «Una seconda giovinezza», dice e poi racconta: «Con Venezia ho un grande legame». «Vinsi nel 1965 con il documentario Philippe Pètain. Processo a Vichy», dice la regista che dopo il Centro sperimentale di cinematografia ha realizzato all'inizio della carriera documentari che hanno fatto la storia, come quello meraviglioso sulla “Donna nella resistenza”, premiato con il Leone di San Marco per il documentario. A Venezia ha presentato in concorso nel 1968 “Galileo”, il primo film di finzione e in cui ha indagato sul conflitto tra scienza e religione, poi ancora nel '72 fuori concorso “L'ospite, il gioco di Ripley” nel 2002 con John Malkovich tra i suoi più grandi successi e nel 2018 al Lido il riconoscimento del premio Bresson, prima regista. Un altro ricordo emozionante è alla Quinzaine a Cannes per “I Cannibali”, un film fortemente legato all'aria del suo tempo, il 1969: «Fu visto lì da intellettuali americani, tra cui Susan Sontag, che poi lo vollero a New York per una proiezione al Lincoln Center dove ci fu una strepitosa accoglienza». Forte il legame con l'America per la regista di Carpi: da Princeton, dove tiene un seminario sul suo cinema coordinato dalla docente e critico Gaetana Marrone-Puglia, prosegue poi per New York con una serie di incontri in collaborazione con l'Istituto italiano di Cultura. «L'America mi ha fatto conoscere Mickey Rourke - il Francesco del 1989 presentato a Cannes, ndr - una delle persone più belle e mai banali incontrate nella mia vita», conclude con affetto. (r.sp.)