Chappie bimbo robot l’ateo con figlio prete e l’epico “Il padre”

di Anna Fusaro Il robot ragazzino Chappie, protagonista di “Humandroid”, riuscirà a entrare nel cuore come fece David, il “mecha” bambino dello struggente “AI” di Spielberg? Sci-fi umanistica nel...
di Anna Fusaro
Il robot ragazzino Chappie, protagonista di “Humandroid”, riuscirà a entrare nel cuore come fece David, il “mecha” bambino dello struggente “AI” di Spielberg? Sci-fi umanistica nel nuovo film di Neill Blomkamp, già autore dei notevoli “District 9” e “Elysium” e prossimo regista di “Alien”. "Humandroid" è ambientato in Sudafrica (patria del 35enne regista) in un prossimo futuro in cui il crimine è controllato da poliziotti robot. Il loro progettista, l'ingegnere Deon (Dev Patel, “The Millionaire”), sta lavorando su un modello più evoluto, capace di pensieri ed emozioni. Ma Chappie, questo il suo nome, viene rapito da due balordi che vogliono “educarlo” al crimine. Come un bambino dovrà imparare a capire la differenza tra bene e male. Hugh Jackman fa il cattivo, Sigourney Weaver è la direttrice della corporation, alleati nel voler eliminare l'androide umano.
Sarà peggio un figlio gay o un figlio sacerdote? Forse il secondo, sembra dirsi l'ateo Tommaso, stimato cardiochirurgo e anaffettivo marito e padre, protagonista di “Se Dio vuole”, opera prima di Edoardo Falcone. L'arido luminare interpretato da Marco Giallini non prende bene la dichiarazione del figlio Andrea (Enrico Oetiker), destinato nei piani del genitore a ripetere la sua carriera. Convinto che davanti alla famiglia riunita (la madre depressa è Laura Morante) il ragazzo voglia fare coming out, Tommaso viene spiazzato dall'annuncio di Andrea di voler farsi prete. Cercando di saperne di più, Tommaso s'imbatte in don Pietro (Alessandro Gassman), prete di strada. In sala anche l'affresco storico “Il padre” del pluripremiato regista tedesco Fatih Akin, che prende spunto dal genocidio armeno durante la Prima Guerra mondiale dall'impero ottomano. Il giovane fabbro cristiano Manoogian (Tahar Rahim) viene separato dalla famiglia e deportato in un campo di prigionia. Costretto ai lavori forzati, quasi ucciso da un taglio alla gola (“The Cut” il titolo originale) che lo ha reso muto, Nazareth riesce a fuggire e si mette in viaggio alla ricerca delle figlie, forse ancora vive. Presentato in concorso a Venezia, “Il padre” conclude la trilogia di Fatih Akin “Love, Death, Devil”, comprendente “La sposa turca” (Orso d'oro a Berlino 2004) e “Ai confini del paradiso” (2006). Del 41enne Akin, nato e cresciuto ad Amburgo, il pubblico ricorderà il sarcastico e divertente “Soul Kitchen”, Leone d'argento a Venezia 2009. Un piccolo film che merita di essere visto è “L'amore non perdona”, opera prima di Stefano Consiglio. Non nuovo al racconto, come documentarista, di amori fuori schema (come il bel docmovie sulle coppie gay “L'amore e basta”), Consiglio pone protagonisti della sua storia una 60enne francese (Ariane Ascaride), vedova di un italiano, infermiera nell'ospedale di Bari, e il 30enne marocchino Mohamed (Helmi Dridi). Tutto li divide, età, etnia, religione, eppure i due s'innamorano. E decidono di vivere questo amore, nonostante l'ostilità della figlia di lei (Francesca Inaudi) e la riprovazione dei familiari di lui.
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