Checco Mancini e il libro sulla grandeur di Pescara

PESCARA. Francesco Mancini, presenta oggi, alle 18, in Comune a Pescara, il suo libro “Molto mosso”. Una foto della città dal 1947 al 1972 della città attraverso l'archivio del sindaco e...
PESCARA. Francesco Mancini, presenta oggi, alle 18, in Comune a Pescara, il suo libro “Molto mosso”. Una foto della città dal 1947 al 1972 della città attraverso l'archivio del sindaco e parlamentare Antonio Mancini, suo padre.
Come spiega il successo?
«Molto mosso ha stimolato un parterre d’eccezione e bipartisan; il bilancio della prima presentazione riflette proprio le emozioni che Pescara dava e sa ancora dare, un organismo metropolitano con mentalità aperta ma con una dimensione che permette di non perdersi di vista. Il libro richiama anni in cui la città aveva un futuro che sembrava grandioso e a portata di mano. Sono 500 pagine di documenti che restituiscono un quadro storico ampio della modernizzazione abruzzese, dai retroscena delle grandi infrastrutture a quelli di Miss Italia alla lotta dei campanili».
La vitalità perduta della città pare il filo rosso del libro.
«Ho provato a documentare il ruolo nazionale e non solo regionale di Pescara nel dopoguerra, non tanto di raccontarne la vita amministrativa o politica ma, in base all’archivio, di riportarne le idee e le emozioni che sprigionava».
Che città era?
«Una città eccezionale nel panorama italiano come la descrivevano gli inviati speciali di grandi giornali. E così non ho voluto parlare delle nostalgie della vecchia Pescara, ma presentare quello che ispirava nei tanti forestieri».
L'archivio è quello di suo padre, ma il libro non ne costituisce una celebrazione.
«Ho rinunziato a parlarne e sono orgoglioso che lo abbia fatto nell'introduzione Giacomo D'Angelo, senza stilare un bilancio di quello che fece come sindaco ma guardandolo invece come abruzzese, per quello che intuì, ideò e promosse, e nelle fondamenta, credo, realizzò per la regione».
Che tipo era Mancini?
«Un completo autodidatta, era nato suddito e campagnolo, e partecipò alla Liberazione e alla costruzione della democrazia, guidando una metropoli nell’impetuoso sviluppo. Fu un tecnico innovatore delle comunicazioni, un uomo dell’Amministrazione, dello Stato, arrivando ai vertici della carriera».
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