“Cielo d'Italia”, da Castelli a Expo

Presentata l’opera di 301 ceramisti delle capitali della maiolica
TERAMO. Trentuno città italiane, 301 tra maestri ceramisti e botteghe artigiane, 445 mattonelle decorate, oltre mille giornate di lavoro. Sono i numeri del “Cielo d'Italia”, la grande policroma e composita opera in ceramica che da Teramo partirà alla volta di Milano per essere esposta dal 25 settembre nello spazio Eataly di Oscar Farinetti a Expo. Dopo l'Esposizione universale il “Cielo d'Italia” potrà essere ammirato dal 10 ottobre nel Parco della Scienza, a Teramo.
Il capoluogo aprutino, con il Comitato organizzatore Mostre ceramiche antiche e contemporanee e il club Rotary Teramo Est, e i rispettivi presidenti Alessandro Maria Caccia e Siriano Cordoni, è stato il motore dell'iniziativa, che ha coinvolto il Comune di Castelli e i rappresenti locali dell'Associazione italiana città della ceramica (Aicc), sodalizio che riunisce 31 centri italiani, grandi e piccoli, famosi per l'arte della maiolica.
Con la teramana Castelli non mancano altre capitali della ceramica, come Napoli, Faenza, Vietri, Gubbio, Lodi, Deruta, Sciacca. Artisti, maestri ceramisti, botteghe, si sono messi al lavoro sul tema di Expo “Nutrire il pianeta”, e con colori e simboli delle loro terre hanno realizzato tra novembre 2012 e agosto 2015 ben 445 mattonelle. Di queste, 384 sono entrate nella composizione del “Cielo d'Italia”. Presenti per Castelli anche gli artisti Franco Summa, Sandro Visca, Nino Di Simone, Giancarlo Sciannella. «Tre anni fa abbiamo inviato le mattonelle di terracotta ai Comuni delle 31 città dell'Aicc, che hanno provveduto a individuare i ceramisti che hanno poi dipinto le mattonelle creando opere di alto valore simbolico e culturale», spiega Cordoni, aggiungendo che l'opera è stata voluta a Expo da Vittorio Sgarbi. Solo una parte dell'enorme manufatto sarà esposta a Milano, ma si potrà vedere l'opera completa a Teramo.
Nel Parco della Scienza meriterebbe di essere collocata in via permanente anche un'altra grande opera ceramica, a cui nel nome e nel montaggio a falde il “Cielo d'Italia” s'ispira: il “Terzo Cielo di Castelli”, in mostra a Teramo nel 2011 e poi chiuso nel caveau della Banca di Teramo. Rilettura moderna del prezioso soffitto della chiesetta castellana di San Donato (Cappella Sistina della maiolica per Carlo Levi), il “Terzo Cielo” fu realizzato nel 1954 dall'Istituto d'arte “Grue” di Castelli e alla 10ª Triennale di artigianato di Milano vinse il diploma d'onore. Il nome, “Terzo Cielo”, evocava i due soffitti di San Donato (cielo è sinonimo, desueto, di volta): il primo, del XVI secolo, conservato nelle parti superstiti nel museo della ceramica, e il secondo, XVII secolo, che decora la volta della piccola chiesa ai piedi del Gran Sasso teramano.
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