Clint Eastwood intramontabile torna in sala con “Cry Macho”

2 Dicembre 2021

A 91 anni interpreta un ex campione di rodeo e dirige il suo 39° lungometraggio È un film western drammatico tratto da un romanzo dello scrittore Richard Nash

«Dammi retta, questa storia del "macho" è sopravvalutata. È come per tutto nella vita, pensi di avere le risposte, poi ti rendi conto che non ne hai nessuna. Lo capisci troppo tardi, quando sei vecchio e tutte quelle cose che facevi prima diventano impossibili»: è più o meno questo che l’anziano cowboy Michael Milo, addestratore di cavalli ed ex stella dei rodei, dice più a se stesso che al ragazzino Rafo in "Cry Macho – Ritorno a casa”. E poiché Milo è interpretato dall’icona 91enne Clint Eastwood, qui al 39° lungometraggio da regista, l’autoironica confessione ha il sapore di congedo dal cinema oltre che di bilancio esistenziale. Ma sarà poi così? È dai tempi di “Gran Torino” (2008) che si teme il suo addio alla settima arte, poi per fortuna il vecchio Clint ha ogni volta smentito coi fatti, girando altri dieci film. “Cry Macho”, western drammatico, è l’adattamento dell'omonimo romanzo del 1975 di Richard Nash, poi autore della sceneggiatura insieme a Nick Schenk, che per Eastwood ha scritto anche i capolavori “Gran Torino” e “Il corriere – The Mule”. Il vecchio e stanco protagonista Milo, a corto di denaro, accetta per riconoscenza il rognoso incarico affidatogli dal suo ex capo Howard Polk (Dwight Yoakam): recuperare in Messico il figlio adolescente Rafo (Eduardo Minett) e riportarlo in Texas, allontanandolo dalla madre messicana Leta (Fernanda Urrejola), alcolizzata e vicina ai narcos. Per Milo/Eastwood inizia così un viaggio oltre la frontiera messicana pieno di insidie. Raggiunta la madre del ragazzo, questa nega di sapere dove sia Rafo, scoraggia il vecchio cowboy dall’andare a cercarlo e tenta persino di sedurlo. Milo/Eastwood non molla e alla fine riesce a trovare il ragazzo e si rimette in cammino con lui e il suo gallo da combattimento Macho, inseguiti dagli scagnozzi di Leta che non vuole che il ragazzo torni dal padre. Nel non facile viaggio di ritorno emergono tutte le differenze tra il vecchio (che riuscirà però ad affascinare la molto più giovane Marta, interpretata da Natalia Traven) e il giovane. Per Milo sarà un’occasione di redenzione, per l’adolescente un percorso di formazione grazie ai consigli dell’anziano (in cui si specchia tutta l’umanità di Clint Eastwood), che insegna allo scalpitante ragazzino il valore della lentezza e di altre piccole dolcezze della vita, il rispetto del prossimo, l’onestà. Si diceva dello sceneggiatore di questo film, Nick Schenk, che per Eastwood ha scritto “Gran Torino”, film che col precedente “Un mondo perfetto” (1993), una delle vette del cinema più lirico, crepuscolare e struggente di Eastwood (insieme ai “I ponti di Madison County), sceneggiato da John Lee Hancock, ha in comune con questo "Cry Macho" il racconto di un rapporto di paternità putativa e tutta oblativa. Curiosa e lunga decenni la genesi del film, accostato nell’arco degli anni a vari attori per il ruolo da protagonista: Roy Scheider, Burt Lancaster, Pierce Brosnan, Arnold Schwarzenegger e lo stesso Eastwood, che nel 1988 rinunciò per interpretare nuovamente l'ispettore Callaghan in “Scommessa con la morte”.