Collane e spille ispirati a D’Annunzio

21 Agosto 2021

Nel concorso biennale di arte orafa in mostra i gioielli dedicati al Vate

GUARDIAGRELE. Celebrò i gioielli nei suoi scritti e rese popolari le produzioni abruzzesi come le “Sciacquajje” e le “Presentose”. Già nel 1894, nel “Trionfo della morte” scrisse: «Portava agli orecchi due grevi cerchi d'oro e sul petto la presentosa». A Gabriele D’Annunzio, la Mostra dell’artigianato artistico abruzzese - che domani pomeriggio chiude a Guardiagrele la 51ª rassegna nella sede di via Roma - ha dedicato una sala espositiva con alcuni gioielli della sua collezione, ma allo stesso Vate l’Ente mostra ha intitolato il 19° concorso biennale nazionale di arte orafa “Nicola da Guardiagrele”. Tant’è che nelle stanze della rassegna sono esposte le opere realizzate dai maestri orafi e dagli studenti degli istituti d’arte d’Italia.
Orafo personale di D’Annunzio, dal 1922 al 1936, fu il gioielliere milanese Mario Buccellati, che diverrà suo amico e chiamerà "Mastro Paragon Coppella" (alludente alla pietra di paragone che si usa per il saggio dell'oro e alla coppellazione tecnica di affinazione dei metalli preziosi). A Buccellati D’Annunzio ebbe a commissionare tanti gioielli e accessori per le sue innumerevoli donne, amate e corteggiate con travolgente passione come le celebri Ida Rubinstein e Eleonora Duse, per loro, il poeta inventò le famose collane ombelicali.
Proprio per ricordare D’Annunzio e le opere du Buccellati, la giuria del concorso ha richiesto ai partecipanti la creazione di un gioiello quale omaggio ispirato al poeta, drammaturgo, giornalista, politico, militare e patriota che nel 1924 fu insignito dal Re Vittorio Emanuele III del titolo di "Principe di Montenevoso". Il gioiello poteva essere rappresentato da una collana o girocollo, un bracciale, una spilla, o un anello d'oro o abbinato anche ad argento e altri materiali, specialmente le pietre preziose - D’Annunzio amava gli zaffiri - e semipreziose - il vate prediligeva i lapislazzuli - e gli smalti che talvolta il poeta suggerisce anche a Buccellati; fra le pietre preziose usava far inserire i rubini e gli zaffiri, perché rimandano ai colori del suo stemma principesco di Montenevoso: il rosso e il blu.
Restano celebri i suoi motti emblemi incisi nei suoi gioielli e accessori: “Memento audere semper” (ricordati di osare sempre); “Ardisco non ordisco” e “Io ho quel che ho donato”.
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