Colm Tóibín: “Il mago” Thomas Mann tra genio e omosessualità negata

Seconda biografia-romanzo dopo quello su Henry James Nel volume, il mondo e la vita intima del premio Nobel tedesco
Ha iniziato nel 2005, Colm Tóibín, a fare ricerche per scrivere Il mago, un romanzo su Thomas Mann. Ha letto volumi, visitato le case in cui lo scrittore tedesco ha vissuto. Per dare energia alla pagina, renderla naturale e accattivante, si è affidato ai dialoghi, e li ha costruiti tenendo a mente gli insegnamenti di stile di Hemingway. Tóibín non è nuovo a operazioni di questo tipo. Prima di gettarsi a capofitto nel mondo e nei pensieri di Thomas Mann, aveva esplorato la vita di un altro gigante della letteratura: Henry James, il padre del romanzo psicologico. L'anno era il 2004 e il libro s'intitolava The master, biografia romanzata che indagava l'aspetto più intimo dell'autore di Ritratto di signora. Il mago, quindi, si può inquadrare in un ampio progetto che mette al centro le persone, con il loro bagaglio di tormenti, passioni inconfessabili, fragilità.
Il mago ripercorre l'intera esistenza di Mann e svela dettagli della sua vita sessuale: l'omosessualità vissuta da Mann in segreto, celata dietro un matrimonio e sei figli avuti dalla moglie Katia. «Nel 1912, quando uscì La morte a Venezia, nessuno immaginava che si basasse sui desideri reali, gli episodi reali di un viaggio a Venezia che lui e la moglie avevano fatto l'anno precedente», scrive Tóibín nell'introduzione. Incontriamo un Mann sedicenne teneramente innamorato di un coetaneo di nome Armin Martens, per cui scrive poesie ispirate. Martens però lo esorta a mettere via «quella roba» perché «non vuole rovinarsi la reputazione». Con tono perentorio, infastidito dalla sua tenerezza, rispedisce gelidamente al mittente il romanticismo del giovane Mann. Thomas scrive versi, vuole dedicarsi alla letteratura a tempo pieno, ma la famiglia non lo prende sul serio. Non va bene a scuola e la madre lo manda a lavorare in una compagnia di assicurazioni. Mann si sente un poeta della tradizione di Goethe e Heine e vorrebbe intraprendere la carriera letteraria. Il fratello, anch'egli letterato, lo stronca con giudizi severi, considera i suoi versi «effeminati e sentimentali», mentre la madre ritiene che non abbia talento per applicarsi proprio in niente. Thomas è timido, introverso, non ha la spavalderia del fratello Heinrich. Non sopporta di fare l'impiegato. In ufficio scrive racconti e viene buttato fuori perché non svolge il proprio lavoro. Tra i capitoli più interessanti di Il mago c'è quello ambientato a Lugano, dove Mann è in esilio. È preoccupato: ha lasciato a Monaco i diari, in una cassaforte. Diari chiusi a chiave perché in essi appunta sogni erotici, fantasie tabù. Sui quaderni Mann annota emozioni, impulsi, desideri di cui si vergogna. Parla dell'attrazione per Klaus Heuser, conosciuto nell'estate del 1927 durante una vacanza all'isola di Sylt, nel Mare del Nord, dove era andato con moglie e figli. Malgrado le ansie, riesce a recuperare i diari e medita di gettarli nel fuoco. Alla fine, i diari non vennero dati tutti alle fiamme e sono arrivati fino a noi: pagine prive di autocensure che come il romanzo di Tóibín, mettono a nudo lo scrittore, rendendolo imperfetto agli occhi dei lettori. Dopotutto, come affermava la poetessa premio Nobel Szymborska, la letteratura nasce proprio da «assai imperfetti mortali».
