“Come una magia”, le razze viste dai bimbi

La rassegna atriana Stills of peace for children propone il film del pescarese Dell’Elce girato in una scuola di Orsogna
ATRI. Qasim, Amira, Elisa, Haitamali, Ryad. Occhi che si incontrano e si compenetrano, si rispettano e si ascoltano. Magìa dell’infanzia, mondo della meraviglia e dell’uguaglianza. Qasim con i suoi molti compagni di classe marocchini, albanesi, macedoni, pakistani, moldavi, italiani sono protagonisti di “Come una magia”, il film ( e le foto fatte dagli stessi bambini) in cui Paolo Dell’Elce, artista dei linguaggi visivi, racconta la felice e straordinaria esperienza di integrazione tra etnie diverse attraverso un laboratorio didattico da lui stesso tenuto con gli alunni di quarta A e quarta B della scuola primaria Bachelet di Orsogna.
Scuola con larga presenza multietnica e come tale coinvolta dalla Fondazione Aria nella quinta edizione di “Stills of peace and everyday life. Italia e Marocco: una ricerca del senso del contemporaneo”. Ovvero un progetto internazionale, finalizzato a instaurare connessioni tra l’Abruzzo e le culture nel mondo, film e mostre in esposizione nel centro storico di Atri, Scuderie Ducali e cortile di di Palazzo Acquaviva, e al museo Barbella di Chieti (www.stillsofpeace.com).
Il progetto con la speciale sezione “Stills of peace for children” patrocinato dall’Unicef, ospita la proiezione di “Come una magia” nel Museo archeologico di Atri fino al 2 settembre, con ingresso libero. Il laboratorio di fotografia (su pellicola) portato avanti da Dell’Elce con i bambini della scuola di Orsogna durante l’anno scolastico, diventa riflessione profonda sul linguaggio artistico come mezzo di incontro e conoscenza dell’altro senza pregiudizi culturali. «Quello che ho rilevato sin dal primo incontro e che del resto mi aspettavo», racconta l’artista fotografo pescarese, «è che ai bambini non bisognerebbe mai parlare di integrazione e differenze, perché loro sono naturalmente integrati, e pur nel pieno della loro individualità esplosiva non si percepiscono diversi tra loro. E si rispettano, si ascoltano vicendevolmente con estrema attenzione».
Spontaneamente e senza mediazioni di sorta, lo sguardo ancora vergine dei bambini accoglie e accetta la molteplicità di senso del mondo – la realtà esterna – come luogo dell’immaginario, un gioco, bellezza che va oltre il colore della pelle e si riconosce negli occhi dei loro simili. Bellezza che un buon ritratto fotografico può mettere in evidenza, considera Dell’Elce, uno stato di grazia tuttavia destinato a perdersi con un’educazione di tipo schematico e omologante. «I bambini di Orsogna, come tutti i bambini del mondo, hanno occhi che restituiscono la luce. Io dico loro che possiamo utilizzare questa luce che hanno negli occhi per scrivere e raccontare tante storie, e loro mi chiedono come si può fare», continua l'autore. «Condividere un linguaggio è emozionante, e la fotografia è un linguaggio tra i più affascinanti. Una lingua degli occhi. Guardare significa portare dentro di sé ciò che si sta guardando, e i bambini lo sanno».
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