Con Migale il Premio Capalbio bacia l’Abruzzo

20 Agosto 2018

La giuria sceglie “L’innumerevole Uno” della scrittrice ed economista teramana, romanzo su anni ’70, libertà e forza 

TERAMO. Lia Migale con il suo romanzo “L’Innumerevole Uno” (Iacobelli editore) è tra i vincitori del Premio Internazionale Capalbio-Piazza Magenta 2018.
Scrittrice ed economista, docente di Economia aziendale all’università “La Sapienza” di Roma - Dipartimento di Scienze sociali ed economiche, Lia Migale è abruzzese e, pur vivendo nella capitale da molto tempo, ha conservato con la sua città, Teramo, un rapporto intenso, affettivo-familiare e operoso (tra l’altro, per la compagnia teatrale teramana Spazio Tre ha scritto il testo “Eva, mangia la mela”, messo inscena nel 2000 e più volte ripreso).
“L’innumerevole Uno” è la sua ultima fatica letteraria – tra le sue pubblicazioni non scientifiche i racconti “In un altro luogo” (1996) e il romanzo “Malamore” (2001), entrambi per Empirìa, e “La donna del diavolo” (Voland 2009) – e la storia, proprio in questo cinquantennale del Sessantotto, guarda gli anni Settanta e al loro volto anch’esso, seppur diversamente, “formidabile”, denso di fermenti, mutazioni sociali e rivoluzioni private. E, sebbene attraversati dalla degenerazione dell’ideologia e dal terrorismo, furono, quelli, anni prolifici di pensieri e di incontri che cambiarono il destino di una intera generazione. Le donne scoprirono l’uso della libertà; gli omosessuali uscirono dal silenzio; l’arte, il teatro e la cultura divennero parte e motore del cambiamento. Furono anni di grandi battaglie sociali i Settanta, di grandi manifestazioni di piazza e di confronti “politici” che coinvolgevano la vita pubblica e privata, tutto terreno fertile per la ricerca della propria identità. Senza risparmio e senza pregiudizi.
E Migale, autrice abituata a raccontare la storia delle donne (dal 2014,tra l’altro, è componente del direttivo della Casa internazionale delle Donne di Roma) in questo romanzo breve dedicato alla scoperta di sé e dei propri desideri e, dunque, della libertà, racconta l’incontro tra una ragazza femminista in cerca della propria identità fuori dall’immaginario maschile e il giovane Thomas, che d’identità ne sfoggia molte e diverse perché è uomo e anche donna, è un intellettuale ma anche no, è un comunista, ma trasgressivo. Un personaggio che, seppure mai in modo esplicito, evoca Mario Mieli, protagonista importante di quel decennio. Ed è un incontro magico quello che avviene tra i due giovani, fecondo di stimoli e scoperte, e ricco di sentimenti, di emozioni e di speranze. Proprio come quel decennio.
La giuria della della VII edizione del Premio Capalbio – composta, ricordiamo, da Nicola Caracciolo (presidente), Luigi Bellumori (sindaco di Capalbio), Mirella Serri (presidente associazione Capalbio-Piazza Magenta), Giacomo Marramao, Furio Colombo, Marisa Garito, Luca Pietromarchi, Alessandro Orlandi, Marco Calamai, Concetta Monaci e Carlo Gallucci, è stata impegnata nella non facile valutazione e selezione dei testi da premiare che anche quest’anno sono di alto livello.
La cerimonia di premiazione nel centro toscano si articolerà in due serate. Venerdì 24 Agosto, alle ore 18,30 al la Fondazione La Ferriera di Pescia Fiorentina ritirerà il premio Giuliano Amato, che dialogherà con Giacomo Marramao, filosofo e professore universitario, e Bruno Manfellotto, giornalista, sul tema “Ambiente e salute. Dobbiamo qualcosa all’Europa?”. Sabato 25 il galà dalle ore 18 in Piazza Magenta a Capalbio con la consegna dei riconoscimenti. Premiato Walter Veltroni per “Quando” (Rizzoli): il protagonista del libro si risveglia dal coma dopo 33 anni dalla morte di Berlinguer. E ancora Marco Damilano per “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia” (Feltrinelli): l’autore, giornalista e direttore di L’Espresso, incrocia ricordi personali con la drammatica vicenda dell’uccisione di Moro. Federica Angeli per “A mano disarmata” ( Baldini&Castoldi): la giornalista romana che vive sotto scorta da diversi anni, fa la cronaca dei suoi millesettecento giorni in solitudine e nel mirino della malavita.
Giovanni Maria Flick con “Elogio della Costituzione”, (Edizioni Paoline): il testo del giurista, politico e ministro di grazia e giustizia nel governo Prodi ripropone la centralità della Costituzion, a 70 anni dalla sua entrata in vigore. Roberto D’Agostino, giornalista e personaggio televisivo, premiato come autore e regista di “Dago in the Sky”, magazine su arte e innovazione tecnologica di Sky Arte HD. E ancora: Giovanni Allevi per “L’equilibrio della lucertola” (Solferino): il musicista crea una parabola delicata, divertente che sprona a uscire dagli schemi per arrivare a un cambiamento totale di prospettiva. Lia Migale dunque e, Premio per l’Economia in memoria di “Filippo Caracciolo” all’inviato e editorialista di economia del Corriere della Sera, Federico Fubini per “La maestra e la camorrista. Perché in Italia resti quel che nasci” (Mondadori): un libro che costruisce un’originalissima indagine sociologica.
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