Corrado Oddi

15 Luglio 2017

ZCOME PANTALONIALLA ZUAVA E PUREZZA “Quando ero bambino il mondo del libro Cuore non era lontano. Il pantalone corto, le scarpe rotte, anche d’inverno. Voleva dire, in terra d’Abruzzo, non avere mai...

ZCOME PANTALONI
ALLA ZUAVA E PUREZZA
“Quando ero bambino il mondo del libro Cuore non era lontano. Il pantalone corto, le scarpe rotte, anche d’inverno. Voleva dire, in terra d’Abruzzo, non avere mai freddo. E poi la zappa, uno strumento che è sempre stato vicino alla porta di casa mia. Zappa. Senti che suono forte, duro. Somiglia alla terra, ai sassi. Alla fatica, alla purezza”.

V COME VELENO
E BRIGANTAGGIO
“Penso alla poesia di W. B. Yeats e il veleno è la mia lettera v. Ne evoca un’altra, un profumo, penso alla viola e torna l’Abruzzo, Berardo Viola, il brigante, che dopo ogni saccheggio o devastazione lasciava la sua firma con un santino di San Berardo e quel fiore splendido”.

U COME UMILTÀ
E LAVORO
“Molti mi dicono che non mi valorizzo abbastanza. Non è vero. Essere umili è fare le cose che ami e farle soprattutto per te stesso. La mia è un’umiltà francescana, quella faticosa, quella che richiede testa bassa e lavoro, lavoro, solo lavoro”.

TCOME TRENO
E PANE E FRITTATA
“Mia madre è di un paesino del beneventano vicino Pietrelcina, Pesco Sannita. Quando andavamo a trovare i nonni partivamo io, lei, mia zia e mia cugina. Alle quattro del mattino la piazza di Trasacco era deserta. C’erano le nostre voci sussurrate di sonno e il profumo dei panini dalle ceste: frittata con le zucchine, pomodori, tutto avvolto nelle tovaglie umide per non farli indurire. Con la corriera si arrivava ad Avezzano, e lì, al binario tronco, salivamo sul treno a gasolio. Quei viaggi lenti mi sono rimasti nel cuore, erano strada e fantasia”.
SCOME
SALTARELLA
E ASIA ARGENTO
“Rubavamo il gesso a scuola e poi fuori casa passavamo le ore a giocare. Ho sempre amato lo sport, sono un salutista – vedi quante s? -, se mi guardo allo specchio e vedo un filo di pancia o un accenno di doppio mento mi deprimo e corro. Corro a correre. Sono anche ipocondriaco e nostalgico. E ansioso. Sai che somigli a Asia Argento? Ah, ecco. Pindarico. Sono anche questo”.

RCOME ROMA,
UNA CERTA MILANO
E UN RUGGITO
“Sono andato a studiare a Roma a 18 anni. Amo quella città, il suo essere ovunque un grande quartiere popolare. Ho vissuto a via Tiburtina, sulla Tuscolana, al Pigneto e a San Lorenzo. Lì ci sono i miei amici, quelli che mi aspettano al bar di via Tripolitania. Roma è il luogo delle possibilità espressive, le porta scritte in ogni angolo fisico e della sua Storia. A sproposito, sai che non sono mai stato a Milano?
E poi Roarrrrrr. R di Roarrrrr. Il leone della Metro Goldwyn Mayer, no?”
QCOME QUEM
QUAERITIS
E VUOI CHE DICO
UN’ALTRA COSA?
“Il primo tropo pasquale, la prima forma di drammatizzazione del teatro medievale. Vuol dire ‘cosa cercate?’.
Le pie donne si stanno recando al sepolcro, l’angelo le ferma e dopo aver posto loro la domanda aggiunge ‘non est hic sed resurrexit!’. Non è qui, è risorto! Ehm…vuoi che dico un’altra cosa?”


PCOME PARTITA
E DIVISIONE
IN SILLABE
“Ho giocato a scacchi per molti anni e continuo a considerare tutto quello che faccio come fosse una partita, a richiamare e mettere in gioco ogni risorsa intellettuale: ogni mossa non determina solo la successiva, è una trama complessa. E poi cambio l’ultima sillaba. Partire. Io devo sempre partire, muovermi. Non posso stare fermo. Non mi riferisco solo allo spostamento da un luogo ad un altro, ma anche e soprattutto alle partenze e ai viaggi mentali. Il pensiero è un viaggio”.
OCOME OTRANTO
E OCEANO (MARE)
“Era la gita dell’ultimo anno, o forse no. Istituto magistrale Benedetto Croce di Avezzano. Andammo nel Salento e quando ci portarono al Castello di Otranto, sul mare, confine che guardava l’Africa, io mi persi in un sogno che potevo quasi toccare: vedevo i cavalieri partire per le Crociate, affrontare quell’acqua come fosse un oceano…”

NCOME NEC SINE MARSIS
(E COME CONTINUA
NEL VIRGOLETTATO)
“Nec contra marsos triumphari posse”. Quando Catone negò ai marsi e agli altri popoli italici la cittadinanza romana, questi strinsero una alleanza e si schierarono contro Roma. Il diritto di cittadinanza agli italici dal Po in giù è opera nostra. Non si può vincere né senza i Marsi né contro di essi. Io sono marsicano, questa è la mia terra. Quando mi chiedono da dove vengo io rispondo da Trasacco. Non aggiungo nulla. È come se dicessi Firenze o Parma. Non sai dov’è Trasacco? Peccato, apri un atlante, vai su google e cercalo, è un posto meraviglioso”.
MCOME DANTE, MORA E IL MOTORINO
DI PAPÀ
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura… l’ultimo canto del Paradiso, la preghiera di San Bernardo, parole e immagini meravigliose. Madre. E mora. Il frutto, dico. Andare a settembre a coglierle per fare la marmellata, pungersi in mezzo ai rovi e macchiarsi mani e labbra... e poi ancora il motorino rosso che rubavo a mio padre, un Califfo De Luxe. Caricavo gli amici e via, la strada era solo nostra”

LCOME LASAGNA,
SAN CESIDIO E MAGIA
“Quella che prepara mia madre Filomena è unica, dentro c’è tutto, dall’uovo alla carne tritata. È stata la Regina delle tavolate dei nostri Natali, della Pasqua e di ogni 31 agosto, giorno del patrono di Trasacco, san Cesidio. E poi la magia delle luminarie, l’annuncio e l’attesa del tempo di festa, le notti come fosse giorno”.

ICOME POTREI DIRE IO, MA...
“No, scelgo Interessante, parola abusata, tutto ormai è interessante, un modo sbrigativo per tagliare corto e non scontentare nessuno. È una parola che uso pochissimo, quando lo faccio ha il valore della rivelazione. E poi Incredibile. L’incredibile esclamato dai bambini più con gli occhi sgranati che con la parola stessa. Restare aperti alla possibilità che la vita ti sorprenda”.

HCOME HOTEL, MA
SAREBBE PIÙ GIUSTO DIRE MOTEL
“On the road. Lessi il romanzo di Jack Kerouc a 16 anni e ogni volta che per lavoro mi trovo a sostare in questi luoghi di passaggio la mia mente corre lungo le strade di un viaggio che è soprattutto una dimensione dell’essere, una propensione mentale alla vita”.

GCOME GOLIARDIA
E AMICI
“Adoro stare in compagnia, cucinare per gli amici, ridere, fare battute. Che sia una serata con gli amici di sempre o con persone nuove alla base c’è sempre la curiosità, la voglia di ascoltare, conoscere, entrare in relazione”.

FCOME FALCONE
E SILENZIO
“Interpretare il magistrato è stato un onore. Ho capito la sua grandezza, il coraggio che ha avuto. Una figura umana irraggiungibile e meravigliosa: la realtà della sua forza ha superato la fantasia. Posso solo stare in silenzio”.

ECOME ENTUSIASMO
E FELICITÀ
“Anche quando facevo il gommista lo ero. Essere entusiasti di qualunque cosa, piccola o grande, è il segreto della felicità”.

DCOME DAMA E DAMA
“Ho sempre idealizzato la figura femminile, la dama medievale. Come per i miei poeti, Dante e Petrarca, verso la donna va usata una cortesia altra, grande. Questo ti spinge verso la solitudine, un po’. Se trovi un compagno a quel punto puoi passare di dama in dama. Non saranno gli scacchi, è meno complessa, ma è un bel gioco”.

CCOME CONTROLLO
E CAOS
“Devo pianificare tutto ma senza caos non so stare. Gli ossimori, facce diverse che appartengono alla stessa medaglia”.

B COME ARTURO BANDINI E STATI UNITI D’ABRUZZO
“Il padre del protagonista di Chiedi alla polvere era muratore come il mio. Nessuno come John Fante è stato in grado di ritrarre alla perfezione la nostra terra d’Abruzzo”

ACOME CICERONE E SOLE
“Sole e mundo tollere videntur qui amicitiam e vita tollunt, scriveva il grande Marco Tullio. Coloro che fanno a meno dell’amicizia è come se spegnessero il sole. L’amicizia. Vincolo assoluto, puro. E’ la mia A, il mio principio, il mio inizio e la mia fine”.