Corridoni l’antipartitico riscoperto da Martocchia

24 Dicembre 2015

PESCARA. Il 23 ottobre del 1915 veniva colpita a morte durante un assalto sul Carso, alla “Trincea delle Frasche”, l'intelligenza di Filippo Corridoni, l'intellettuale maceratese, socialista ed...

PESCARA. Il 23 ottobre del 1915 veniva colpita a morte durante un assalto sul Carso, alla “Trincea delle Frasche”, l'intelligenza di Filippo Corridoni, l'intellettuale maceratese, socialista ed interventista, nato a Pausula – che dal 1931 è stata rinominata Corridonia in suo onore – nel 1887. Una giovinezza a Milano prima e a Parma poi come sindacalista rivoluzionario, infine la Grande Guerra, da volontario, che mette fine alla vita di uno dei fondatori dell’Unione sindacale milanese. A cento anni dalla sua scomparsa lo ricorda, oggi, una ristampa ragionata del suo libro “Sindacalismo e Repubblica”, probabilmente il testo più significativo di Filippo Corridoni, in cui il sindacalista marchigiano teorizza una repubblica antipartitica governata da una democrazia diretta. Una vera e propria riscoperta editoriale fresca di stampa per i tipi di Idrovolante edizioni, di cui è direttore editoriale Roberto Alfatti Appetiti, curato dal giornalista e scrittore abruzzese Paolo Martocchia. La pubblicazione (pagine 220, € 14) – nuova edizione dell'originale del 1921 – è arricchita dagli atti del convegno tenutosi a Parma lo scorso settembre per ricordare la figura di Corridoni, organizzato dal Circolo a lui intitolato, che permettono al lettore, dopo la prefazione di Enrico Nistri e l’introduzione agli atti di Martocchia, di approfondire il Corridoni volontario con un testo di Massimo Zannoni, quello sindacalista rivoluzionario con un intervento di Giovanni Facchini e quello interventista con il saggio di Corrado Camizzi. «Ripubblicare un testo fondamentale di Filippo Corridoni, insieme ad alcuni saggi di indubbio interesse per la comprensione del suo breve ma intenso itinerario politico e umano», sottolinea Nistri nella prefazione, «costituisce un generoso tentativo di celebrare, al di fuori dell’ambiguità che ha contraddistinto molte commemorazioni ufficiali, il centenario dell’ingresso dell’Italia nella grande guerra». Un centenario per celebrare le idee di questo autore che, in questo scritto, confessava: «Ho amato le mie idee più di una madre, più di qualsiasi amante cara, più della vita». «Questo centenario non rappresenta infatti l’ennesimo festino con noti o meno noti pronti a ricordare Filippo Corridoni», osserva Martocchia, «credo sia invece l’opportunità per capire quanto sia stata rilevante tutta la sua vita, per capire il passato, ma anche il futuro della nostra storia, dove un po’ di coraggio, sia nell’ambito culturale che in quello politico, non guasterebbe affatto».

Paolo Guidi

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