Cruciani: «Oggi il politicamente corretto è ancora vivo e lo combatto per la libertà d’espressione»

9 Aprile 2026

Il giornalista domenica è al Teatro Massimo di Pescara con “Via Crux”. Dalla prostituzione al femminismo, torna la voce più scorretta della radio

PESCARA. Chi ascolta il programma radio La Zanzara conosce già l’identikit di Giuseppe Cruciani: dissacrante, ironico, tagliente. Il suo show “Via Crux”, che domenica pomeriggio alle 17 torna al Teatro Massimo di Pescara, non è da meno. Lo spettacolo, nato due anni fa sulla scia del trumpismo, come racconta lo stesso Cruciani, è stato aggiornato per questa nuova edizione del 2026. Cruciani, però, non cambia mai: sempre divisivo, sempre pronto ad andare controcorrente. Sarà alto il livello di coinvolgimento del pubblico: il giornalista spesso scenderà dal palco per fare domande scomode o intime ai suoi spettatori. Tutto per sfatare i tabù del conformismo. E poi dal femminismo alla prostituzione, fino alla difesa della libertà di espressione – anche di essere volgare – “Via Crux” è il manifesto di ciò che non si dovrebbe dire, ma che si deve poter dire.

Giuseppe Cruciani, domenica torna al Teatro Massimo di Pescara con il suo spettacolo “Via Crux”. Dopo Trump e Meloni, la battaglia contro il politicamente corretto non è ancora vinta?

«Basta guardarsi intorno per vedere che no, non è finita».

Negli ultimi anni il mondo non è cambiato nemmeno un po’?

«Trump ha fatto il suo, ma esistono ancora dei rigurgiti».

Un esempio?

«Basta pensare a quel tipo di femminismo che boicotta la canzone Choke me (strozzami, ndr), perché dice che lo strangolamento della donna – ovviamente consensuale – è da condannare, perché sarebbe maschilismo, violenza e tutta la tiritera che conosciamo».

E invece?

«E invece è qualcosa che fa parte della sessualità. Anzi, in base alla mia esperienza – e non solo – lo strangolamento è una delle cose che le donne chiedono di più a letto».

Parla spesso di strangolamento con amici o conoscenti?

«Parlo di quello che mi racconta chi chiama alla radio e chi viene a teatro».

Durante lo spettacolo coinvolge il pubblico?

«Certo. Su ogni singolo argomento scendo dal palco e domando: “Ti piace sculacciare?”, oppure “ti piace prendere la tua compagna a schiaffi col suo consenso – naturalmente – e lo chiedi ogni volta oppure è un consenso implicito?”. Lo spettacolo è tutto così».

Chi vuole mantenere il riserbo sulle sue preferenze sessuali, quindi, è meglio che non venga.

«Diciamo che ti può capitare di essere in imbarazzo (ride, ndr). Anche perché non è come in radio, dove basta riattaccare. Qui non puoi: io arrivo col microfono in mano e non mi puoi sfuggire, ti tocca respingermi».

Altre domande scomode al pubblico?

«Beh, quelle sulla prostituzione».

Chiede agli uomini se frequentano prostitute?

«No. Chiedo alle donne se preferirebbero essere traditi dai loro partner con una prostituta o una collega d’ufficio».

E la risposta?

«Dopo l’imbarazzo, alla fine dicono sempre: “Se devo scegliere, meglio la prostituta”».

Perché?

«Non lascia strascichi. Anzi, vado oltre: la prostituta serve a una coppia, perché rendendo felice il marito rende felice l’intero nucleo familiare».

Mi sembra un argomento molto scivoloso...

«Questa è una delle parti più forti e aggressive dello spettacolo, ma serve: voglio scardinare ogni tabù rimasto sulla prostituzione».

Ci sono altri temi che faranno infuriare i lettori?

«Aspetti, aspetti... Rimaniamo su questo. Con me sul palco ci sarà anche una prostituta che spesso lavora a Pescara».

Ah.

«Racconteremo di quanto Pescara e dintorni siano tra i luoghi più battuti dalle escort oggi».

Addirittura.

«Non lo dico io, ma i siti. Farla salire sul palco a raccontare la sua quotidianità ha uno scopo preciso: abbattere i pregiudizi di chi pensa che scegliere di vendere il proprio corpo sia indegno per una donna».

Ma lo pensano tantissime donne...

«E infatti io mi considero molto più femminista di tante persone a sinistra che giudicano la prostituzione sia un male, una forma di schiavitù».

Legalizzare la prostituzione in Italia è la sua grande battaglia?

«Sì, siamo uno dei pochi Stati che ancora non lo fa, ed è ridicolo. Poi c’è un altro tema che mi sta a cuore».

E cioè?

«Difendere la libertà di espressione da leggi come il ddl Zan. Una roba liberticida».

Vuole mettersi proprio contro tutti.

«Il diritto di esprimersi liberamente, anche in maniera volgare e magari scorretta, senza incorrere in una sanzione non può essere messo in discussione».

Cose che, magari, sarebbe quanto meno opportuno non dire in pubblico, no?

«Tra gli obiettivi dello spettacolo c’è anche questo: mettere a nudo le differenze tra vita reale e discorso pubblico, intriso di un politicamente corretto a volte esasperato».

Pensa che la gente abbia paura di esprimersi?

«Certo. Rischia il linciaggio sui social, di essere denunciata, licenziata dal posto di lavoro. È quello che succede oggi».

Manca ancora un grande tema del politicamente scorretto: la famiglia.

«A un certo punto trasmetterò delle mie immagini da bambino con mamma e papà».

Perché?

«Perché a lei avrebbe fatto piacere vedere delle sue foto a teatro. Mi piacerebbe fosse lì tra il pubblico, ma purtroppo si è gravemente ammalata anni fa. Sta benissimo, nel suo mondo».

C’è un legame col politicamente scorretto?

«Se io sono qui, è grazie all’unione di mio padre e mia madre. Pare che non si possa più dire che uomo e donna sono il nucleo fondante della società, perché tutto vale allo stesso modo».

E invece?

«È sempre, solo il politicamente corretto che la fa passare come un’eresia».

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