«Curo la mia anima e sfoggerò un fisico da quarantena»

Lo scrittore pescarese vive in totale solitudine: «Ho nostalgia anche della speranza di viaggiare»
PESCARA. Un po’ «orso» un po’ «viveur», Alessio Romano, giovane e lanciatissimo scrittore abruzzese, vive questo tempo di “reclusione” tra sprazzi di acuta nostalgia per i suoi incontri letterari in giro per l’Italia, le lezioni di scrittura alla Scuola Holden di Torino e alla Scuola Macondo della sua Pescara, nonchè per le sbicchierate con gli amici di sempre e le serate in discoteca, e poi ore e ore di raccoglimento davanti alla pagina scritta ma anche a quella bianca che lui deve e vuole riempire, ma il «troppo tempo vuoto» rende il suo rapporto con lettura e scrittura «difficile». Più che la solitudine, «vissuta bene grazie a tanti affetti», sembra la costrizione alla stanzialità a far soffrire questo autore che di viaggi si nutre e nutre il suo lavoro (esemplare in tal senso il suo “D'amore e baccalà”, uscito nel 2018 per Edt, guida in veste di romanzo al fascino di Lisbona).
Romano, un girovago curioso del mondo come lei chiuso in casa: come la vive ?
Per tanto tempo viaggiare sarà difficile ed è una cosa che mi dispiace moltissimo. Nell’ultimo anno non sono stato più di due settimane senza preparare valigia. Ora guardare il mio passaporto inutile mi dà un senso di oppressione. Ora eccomi qua, solo in casa, con i miei genitori che vivono nella mansarda sopra il mio appartamento con mia zia Gabriella, 84 anni, sorella di papà che ne ha 80, mentre mamma è più giovane, però loro sono nella fascia a rischio Covid 19, così stiamo rigorosamente separati. Io gli porto spesa, i giornali ma non abbiamo contatti diretti. Una scelta che giudico saggia, anche se noi siamo fortunati ad avere lo spazio, ma costata molto in termini di solitudine.
Soffre la solitudine?
Sono abituato a stare a casa da solo, sono un po’ orso: scrivo, leggo. Ma “prima” se volevo potevo uscire: mi piace andare a vedere spettacoli, avere il contatto con il pubblico che legge, fare lezione. E poi sì, sono mondano: mi piace andare a ballare, incontrare amici e parlare. Tutto questo mi manca molto, mi sono visto in bagno allo specchio ieri e mi veniva voglia di salutarmi, come quando incontri uno che conosci.
E cos’altro le manca?
Sono single, dunque anche la compagnia femminile mi manca (ride). Le cassiere del supermercato mi sembrano tutte bellissime, sono le uniche donne con cui interagisco.
Approfitta di questo tempo per scrivere? E cosa?
Per me il tempo di scrittura e lettura è tempo rubato alla vita, ora che mi è stata rubata la vita faccio più fatica sia a leggere che a scrivere.
Il suo ultimo libro, “Ulisse e polifemo” (Lisciani) è per ragazzi ed è piaciuto molto, segno che sa “parlare” ai più piccoli. Cosa pensa che si dovrebbe dire ai bambini e ragazzi di questo momento?
Già, il mio libro. Dovevo essere in giro per leggerlo con i bambini, ridono tanto i bambini... anche questo contatto mi manca. Cosa dirgli? Io credo che con i bambini bisogna essere sinceri, non illuderli per non deluderli, con chiarezza dire la verità, mettendo a tacere le ansie che noi adulti abbiamo. A casa sei al sicuro, gli va detto. E a casa fare di tutto perché ci sia serenità: non hanno il parco, la scuola, ma hanno un inedito tempo con mamma e papà che ricorderanno, se buono e riempito di fantasia.
Che letture suggerirebbe per loro?
Una molto bella, proprio per ricordarsi il mondo fuori, è Le avventure di Tom Sawyer e Huck Finn, il primo che mi viene in mente. Ma ai genitori dico anche: non costringeteli a leggere, ma leggete con loro, ad alta voce, facendo voci buffe nei dialoghi, insomma fategli sentire che il libro è un oggetto di divertimento, non solo fatica e studio.
Cosa spicca degli italiani in questo periodo di pandemia?
Prima viaggiando avevo il polso diretto del Paese, incontravo tante persone di ambienti diversi: gente in treno, il tassista... Ora sono chiuso nella mia bolla, quindi è difficile parlare di tutti. Ma tolta ansia e preoccupazione, dalle telefonate con amici sparsi ovunque e dallo scambio di mail con lettori e studenti dei miei corsi, mi sembra che molte persone usino questo tempo dilatato per migliorarsi intimamente, per un contatto più forte con la famiglia, gli amici veri.
Come le scrivono i lettori?
C’è voglia di reagire. Uno dei migliori barman del Circolo Lettori di Torino mi dà consigli su come fare cocktail, io eseguo e non li posso far assaggiare purtroppo, ma forse sono diventato bravo. Altri miei amici scrittori condividono con me un problema: stavo scrivendo un romanzo ambientato nel presente, ma il presente è cambiato e ho la sensazione di non raccontare più il mio tempo, perché il mio tempo è cambiato e cambierà. Mi sono ritrovato in una storia più ampia. Questo ti mette in crisi, invidio chi scrive romanzi storici o fantasy che non hanno questo problema.
Cosa fa tra le quattro mura?
Ho la fortuna di avere un giardino da zappettare e, in controtendenza pare – ma sarà l’ansia, i morti– bè: mi è passato l’appetito. Sono a dieta, credo di avere i valori migliori della mia vita, mi cucino bene, mi prendo cura di me, corro in giardino come un criceto anche 20 minuti ogni giorno. In più ho riesumato quegli attrezzi, tipo panca cyclette, pesi sacco per pugilato, insomma quello che compri quando vuoi rimetterti in forma e poi butti in garage. La mia preoccupazione e che sarà la prima estate in cui potrei affrontare degnamente la prova costume e chissà se potremo andare al mare. Che dire: speriamo di poter sfoggiare il fisico da quarantena.
Ottimista o pessimista sul domani?
Cambieremo, dipende da ognuno se in peggio o in meglio. Non so perché ma no preoccupato: dopo il vaccino, perché lì finirà, ci sarà un boom. Ottimista direi.
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